Cagliari, giallo a Tuvixeddu: morire a 27 anni dopo essersi divertiti

Morire a 27 anni in un rudere usato come abitazione “di fortuna” alle porte della necropoli di Tuvixeddu. È accaduto stamani, a due passi dal parco comunale  di via Falzarego dove numerosi senzatetto vivono ai margini dell’area archeologica. E SOFFRONO, o peggio ancora, muoiono ospiti in casa di amici. 

Morire a 27 anni in un rudere usato come abitazione “di fortuna” alle porte della necropoli di Tuvixeddu. È accaduto stamani, a due passi dal parco comunale  di via Falzarego dove numerosi senzatetto vivono ai margini dell’area archeologica. E SOFFRONO, o peggio ancora, muoiono ospiti in casa di amici.
Da queste parti, di tanto in tanto, c’è chi va a dormire nelle grotte o nei ruderi, e chi chiede ospitalità ad altri senza fissa dimora. Il tutto accade sopra o tutt’intorno ad un cimitero antico di gente morta 2600 anni fa: la necropoli. Dove c’e chi, nel silenzio tombale e a tratti surreale, emerge come alcuni giovani clochard, che fanno notizia quando compaiono sui giornali perché “scovati” con il proprio bagaglio di storie tristi, o quando si danno da fare nel ripulire luoghi della memoria, appunto come le caverne locali. Come hanno fatto Andrea e Giulia, due poco più che trentenni giovani, che abitano una casupola adiacente l’ingresso del parco pubblico di via Falzarego. Dove c’è anche chi muore tristemente, ai margini.
LA TRAGEDIA avvenuta verso le tre di questa notte in quella casa-rudere di via Falzarego, è l’ennesimo caso di una storia triste e a tratti “invisibile”.
Sui giornali si apprende di un “27enne di Sarroch ma senza fissa dimora”, “soccorso dal 118” quando per lui non c’era più niente da fare, in “una casupola usata come rifugio da alcuni giovani”.
Il pm Daniele Caria, dopo l’intervento degli agenti della Squadra volante, ha disposto l’autopsia sul corpo del ragazzo. È stato stabilito che non c’erano  segni di violenza. Si è detto che il 27enne soffriva di diverse patologie. Si è detto: “sembra che facesse uso di sostanze stupefacenti”. “Ieri, prima di chiedermi ospitalità – afferma Andrea, nella sua casupola usata come rifugio all’ingresso del parco archeologico – forse aveva  bevuto, eppure mi è parso allegro perché mi ha detto di essersi divertito in compagnia di amici”.
Mi ha chiesto di entrare in bagno, poi subito e si è sdraiato sul divano, ma ha preso a respirar male”. Da qui la chiamata al 118. “L’intervento dell’ambulanza con il personale medico è stato inutile”. Giovani vite, giovani speranze che soffrono, ai margini, e che muoiono. Senza che nessuno possa far nulla. È tristezza nella tristezza. Giunta dopo il divertimento di un ragazzo che ora non c’e più, nel silenzio tombale e a tratti surreale della periferia cittadina.