Cagliari, falò notturni e paura in viale Elmas: “Troppe prostitute, qui non possiamo uscire di casa”

SOS PROSTITUZIONE A CAGLIARI- Dopo anni di petizioni e sos scritti, parlano i residenti e i commercianti di via del Fangario e viale Elmas: “Ogni notte qui è il delirio, non siamo cagliaritani di serie B. Tra urla, litigi e gente di tutti i tipi, non viviamo tranquilli. E, se ci lamentiamo, rischiamo di prendere colpi”

Ci hanno provato in tutti i modi possibili: firmando petizioni, chiedendo una presenza più corposa delle Forze dell’ordine e, addirittura, provando ad andare a parlare con le ragazze che “affollano” il marciapiede tra via del Fangario e il lunghissimo viale Elmas: “Con il rischio di essere picchiati o di subire rappresaglie”. I residenti di quella piccola porzione di città dove la prostituzione ha ormai messo radici da anni escono, per l’ennesima volta, allo scoperto, e ci mettono la faccia. C’è chi ci vive da quando è nato, chi si è trasferito da pochi anni e chi ha un’attività commerciale dall’inizio del Terzo millennio. L’appello è uno solo: “Vogliamo più controlli, non stiamo vivendo tranquilli”.
Quinto Madeddu ha 77 anni, vive all’angolo tra via del Fangario e viale Elmas praticamente da quando è nato: “Dal pomeriggio inoltrato sino alle cinque del mattino siamo ‘sommersi’ dalle urla delle prostitute e dei loro clienti, che parcheggiano l’auto a ridosso delle nostre case”, dice. “Grida, bisticci, è un macello. Ho segnalato più volte la situazione alle Forze dell’ordine ma mi hanno chiaramente risposto che non possono fare più di tanto. Quando sono andato a protestare direttamente dalle signorine si sono fatte beffe di me. Ho paura di subire rappresaglie”. A pochi metri, dal 2000, Marcello Zanda, 42enne di Sestu, gestisce un distributore di benzina: “I miei clienti non vengono più a fare rifornimento la notte, le ragazze si piazzano proprio di fronte e non è certamente un bello spettacolo, soprattutto se passano famiglie con bambini”, osserva. “Per fortuna non è mai capitato nulla di grave durante il giorno, ma dalle diciannove in poi qui gira gente di ogni tipo”. Mattia ha 42 anni, vive da sei anni in viale Elmas e chiede esplicitamente di non essere ripreso in volto: “La zona non è sicuramente molto piacevole, dopo una certa ora è impossibile pure fare una semplice passeggiata. Faccio un lavoro che mi porta a rientrare a determinati orari, la situazione è sempre identica, ogni sera. Perché queste lavoratrici, se vogliamo definirle così, non si spostano fuori dal centro abitato?”.

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