Cagliari, dopo 15 anni chiude il ristorante “da Monica” nel Corso: “Ormai tutti vogliono vendere cibo”

Nella città dei tantissimi locali food c’è, clamorosamente, anche chi dice “basta”. Monica Sailis, 51 anni, ha chiuso il suo ristorante nel Corso Vittorio: “Affitto troppo alto e incassi dimezzati nei due anni di lavori del Comune. Ho dovuto licenziare tre persone, al mio posto dovrebbe arrivare l’ennesimo all you can eat straniero”

I fornelli li ha spenti definitivamente “il trentuno agosto scorso”, conta di riaccenderli “altrove, chissà dove, ma con altre modalità” e, soprattutto, “ho dovuto licenziare tre persone”. Sono questi, in sintesi, i dati che emergono dalla chiusura del ristorante “da Monica” nel Corso Vittorio a Cagliari. In città aprono prevalentemente attività commerciali votate al “food” e, proprio in una strada nella quale “è possibile acquistare cibo ogni tre metri”, si spegne per sempre l’insegna di un locale. La sua ormai ex titolare, Monica Sailis – figlia “d’arte” nel settore, nata a Guasila ma da tempo residente a Cagliari -, cinquantuno anni, ha già reso le chiavi della struttura al legittimo proprietario. Da qualche anno ha potuto piazzare anche lei i tavolini all’aperto, al civico 119, ma non è bastato: “Non sono più riuscita a stare dietro alla spese, gran parte dei soldi se ne andavano con l’affitto. Da quel poco che so, in futuro lì dovrebbe arrivare un all you can eat gestito da stranieri”. Insomma, da spaghetti con vongole e bottarga e orate preparate sul momento si passerà a un locale, l’ennesimo, dove si può mangiare in modalità “non stop” pagando una cifra fissa. La Sailis ripercorre la sua carriera da ristoratrice: “All’inizio, insieme al mio ex compagno, preparavamo dei piatti che, per l’epoca, venivano considerati quasi ‘alieni’. Nulla di complesso, utilizzavamo delle spezie come il cumino o la cannella e molti clienti quasi restavano spaventati. Abbiamo sempre proposto la cucina sarda, in tantissimi mi stanno contattando dimostrandomi solidarietà per la chiusura del ristorante”, afferma.

 

La Sailis è sicura. A decretare il ko del ristorante sono stati tutta una serie di fattori: “Le tasse, le spese e l’affitto e i due anni di lavori comunali nel Corso Vittorio. Per tutto quel periodo ho avuto cali d’affari del cinquanta per cento, nessuno ha tutelato noi commercianti cercando di venirci incontro”. Tuttavia, l’addio alle auto e il “tutti a piedi” nel Corso ha portato alla proliferazione di tanti locali – tra birrerie, spritzerie e pizzetterie – che vendono cibo: “Esatto, ormai è un’invasione incontrollata, aprono l’uno accanto all’altro”, osserva la ristoratrice. Rimpianti? “Nessuno. Ormai nella ristorazione non si arricchisce più nessuno, almeno tra chi paga sempre le tasse. Non esistono solo giugno, luglio e agosto, ma anche altri nove mesi e le spese, tutte, ci sono sempre”.