Cagliari conta i danni della bufera: 150 alberi e 2 Mln per rimediare

Per rimediare i danni della bufera del 21 gennaio serviranno due milioni di euro. I numeri del disastro sono stati elencati oggi dall’Assessore al Verde Pubblico Paolo Frau, che è tornato anche sulla polemica legata alle allerte della Protezione Civile. 

Le raffiche del 21 gennaio scorso, con lo scirocco che ha soffiato fino a 120 km orari, hanno buttato giù 120 piante e 30 sono ancora in osservazione, ma in condizioni molto critiche. A Monte Urpinu i danni maggiori. E ora, per rimediare, serviranno 2 milioni di euro.  È stata “una strage” di alberi. La bufera del 21 gennaio scorso, con lo scirocco che ha soffiato fino a 120 km orari, ha buttato giù 120 piante e 30 sono ancora in osservazione, ma in condizioni molto critiche. A Monte Urpinu i danni maggiori. E ora, per rimediare, serviranno 2 milioni di euro.  

I numeri del disastro sono stati elencati dall’assessore alla Cultura e Verde pubblico Paolo Frau alla commissione comunale competente guidata da Alessio Alias, Sel. L’esponente della giunta ha parlato di “colpo durissimo per il quale è stato chiesto lo stato di calamità naturale” e ha tirato una stoccata alla Protezione civile: “Perché anche in assenza di un avviso specifico abbiamo chiuso parchi e cimiteri. Ci sono stati danni a alberi e case. Ma nessuna persona è stata colpita”. Due le squadre del Comune al lavoro il giorno dell’emergenza.

È stata l’occasione per approfondire anche i temi legati al Verde pubblico in città, Alessandro Sorgia, gruppo Misto e Loredana Lai, Popolari per Cagliari, tra i più critici. Frau ha rivendicato lo stop alla capitozzature lo stanziamento di un fondo specifico per la manutenzione del verde. Ha anche parlato della necessità di sistemare le alberature del largo Carlo Felice.

E alla fine della commissione l’assessore è tornato sulla polemica legata alle allerte della Protezione civile. Per il 21 era stata diramata l’allerta gialla.

“L’allerta gialla non dà l’indicazione di un grado di pericolo di questo tipo”, attacca Frau, “devi essere messo in condizione di avvertire la popolazione su questo genere di rischi. È come se la previsione fosse solo sul rischio alluvione, ma non c’è attenzione su cosa bisogna fare per il vento o le mareggiate. Un servizio di questo tipo non può essere burocratico, ma deve avere operatività e deve aiutare l’operatività degli enti locali che ricevono gli avvisi. Cioè”, spiega, “mettimi in condizione di fare quello che devo fare e mettiti in condizione di predisporre tu gli interventi. Non mi serve il fax o l’avvisino. C’è chi è messo lì per studiare e per vedere quali sono le azioni da mettere in campo. Non vorrei un gioco a mettersi in sicurezza. Serve un po’ più di aiuto. Esempio”, conclude, “se sai che viene sommersa la 195, quei comuni dovranno essere avvertiti sul quel tipo di pericolo affinché io possa chiudere la strada o devo aspettare che una macchina venga travolta?”