Cagliari, condannata all’ergastolo per le cure con gli ultrasuoni: Alba Veronica Puddu “parzialmente incapace di intendere e volere”

Illustrata in tribunale la perizia sull’ormai ex dottoressa di Tertenia. In primo grado decisa la pena massima per omicidio volontario aggravato, circonvenzione di incapace e truffa. Entro ottobre la sentenza d’appello, i suoi legali: “Con la conferma dell’incapacità parziale verrebbe meno l’accusa di omicidio, con relativa riduzione della pena”


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Ergastolo e isolamento diurno di sei mesi in primo grado, sentenza pronunciata qualche mese fa. In appello, però, il destino di Alba Veronica Puddu, l’ormai ex dottoressa di Tertenia (è stata radiata dall’albo) diventata nota per le cure con gli ultrasuoni e condannata per omicidio volontario, circonvenzione di incapace e truffa, potrebbe cambiare. Oggi in tribunale è stata resa nota la perizia psichiatrica che era stata disposta dalla Corte d’appello di Cagliari. Dalle carte del professore Elvezio Pilfo è emerso che la Puddu è stata riconosciuta “parzialmente incapace di intendere e di volere” ma, anche, “socialmente pericolosa e non in grado di esercitare la professione medica”. Un documento che ha trovato l’accoglimento di Diego Primavera, consulente della parte civile. Paolo Milia, consulente incaricato della difesa, ha spiegato che ci sarebbero degli elementi “che orientano verso una totale incapacità” della Puddu. Prossimo round in tribunale a fine estate, il 20 settembre: sarà la volta della requisitoria del procuratore Luigi Patronaggio, alla quale faranno seguito le arringhe dei legali Rita Dedola, Mauro Massa e Gianfranco Sollai. I primi due sono i legali dell’unico caso di morte attribuito, durante il primo grado, alla cinquantatreenne di Tertenia.

 

 

 

 

 

I legali dell’ex dottoressa sono Gianluca Aste e Michele Zuddas: “Oltre alla perizia psichiatrica di professor Pilfo ci sono stati, oggi, approfondimenti dai periti di parte e anche domande della Corte”, spiega Zuddas. “Ricordo che la pericolosità sociale è stata definita rilevante, per la nostra assistita, solo per quanto riguarda l’esercizio della professione medica, e lei già da anni non esercita più perchè è stata radiata”. La sentenza di secondo grado è attesa già per lo stesso giorno in cui Aste e Zuddas faranno le loro discussioni, il prossimo 4 ottobre: “Con la conferma della parziale incapacità di intendere e volere viene meno l’accusa di omicidio volontario”. E, conseguentemente, potrebbe essere pronunciata una sentenza meno pesante rispetto a quella, ergastolo più sei mesi di isolamento diurno, del primo grado.


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