Cagliari città poco turistica? “Non è colpa di noi camerieri, parliamo inglese e sorridiamo anche ai clienti antipatici”

Poche “coccole” ai vacanzieri, e c’è anche chi sostiene che una buona parte della colpa sia dei camerieri poco “internazionali”. Ma loro si difendono: “Il nostro lavoro è importante come quello di un infermiere, anche noi aiutiamo le persone. Ci spacchiamo la schiena ogni giorno ma garantiamo professionalità”. E voi cosa ne pensate?

Una città poco turistica, con camerieri e baristi che non masticano più di tanto la lingua inglese e che, magari per la fretta, fanno cadere posate o non sorridono abbastanza? “Niente di più falso”. Arriva dai principali ristoranti cagliaritani la replica-difesa di chi, da anni, serve ai tavoli e rimane in piedi ore ed ore, muovendosi in continuazione, per portare a casa uno stipendio. Dopo le parole dell’americano-sardo Robbie London, “Poetto bellissimo ma turisti non coccolati a sufficienza”, c’è chi ha puntato il dito proprio contro i camerieri, accusandoli di non essere abbastanza preparati. E, in una città ricca di locali food, pizzerie e ristoranti piccoli e grandi, non è stato difficile trovare proprio loro, quei camerieri che macinano tantissimi chilometri a pranzo e a cena. Mentre gli altri mangiano, loro bruciano calorie.

“Ci sono fior fior di professionisti, io conosco la lingua inglese e nel ristorante dove lavoro la clientela, sia sardi sia turisti, è di classe A”, spiega Stefano Rossi, 34 anni, cameriere dall’età di diciotto. “Ho due figli e porto lo stipendio a casa ogni mese, come in ogni lavoro ci sono sacrifici da fare, ma la passione compensa tutto. Io ho studiato, ho fatto l’Alberghiero”, spiega, orgoglioso, Rossi. Un altro cameriere, sempre cagliaritano, è Antonio Diana: “Sono sempre attento a tutto, in primis al sorriso verso i clienti, so parlare in inglese e cerco di soddisfare tutte le esigenze anche dei turisti. Chi fa questo lavoro deve mettere in conto che si deve lavorare anche nei weekend. Oggi, fare il cameriere, non è certo un disonore, anzi, con il giusto impegno e la giusta passione si po’ fare tutto”.  Sara Battocchia ha 33 anni e lavora da dodici in un ristorante di via Satta: “Sono partita a fare le stagioni a sedici anni, poi tanti anni da precaria prima del contratto. Chi generalizza troppo e dice che noi camerieri siamo incompetenti sbaglia, io ad esempio parlo un inglese di tipo scolastico ma presto inizierò un corso avanzato. Gli infermieri hanno detto che non vogliono fare lavori simili ai nostri? È sbagliato disprezzare, a me non piace lavorare nei call center ma non mi sono mai sognata di denigrare chi lo fa”.

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