Cagliari, centro della Solidarietà “occupato” da alcuni poveri: “Da qui non ce ne andiamo”

Una parte degli ospiti della struttura di viale Sant’Ignazio non ha lasciato le proprie stanze. Tutti fuori entro settembre, ma così non è: “Non vogliamo andare in hotel e poi chissà dove, questa per anni è stata la nostra casa

di Paolo Rapeanu

Il centro di Solidarietà di viale Sant’Ignazio non è, ancora, quella struttura totalmente vuota come richiesto dal Comune. La lettera con la data ultima per fare le valigie e trasferirsi all’hotel 4 Mori – o da altre parti – è stata spedita settimane fa. “Tutti fuori entro settembre”, ma così non è. Ci sono ancora alcune persone che hanno scelto di continuare a vivere lì. Una situazione delicata, quella del centro di Solidarietà: in 100 – poveri, invalidi, ammalati – sapevano già da tempo che, da ottobre, quei metri quadri non sarebbero più stati la loro “casa”. Oggi, primo ottobre, basta fare un breve giro all’interno tra i piani con “vista” sull’Anfiteatro Romano per incontrare più di una persona. E il ritornello è sempre lo stesso: “Noi da qui non ce ne andiamo”. Perché? Le motivazioni sono varie.

Antonio ha 68 anni, si può muovere solo grazie a una preziosissima sedia a rotelle ed è invalido al cento per cento: “Non vado all’hotel, lì i letti sono tutti attaccati tra loro e lo spazio è pochissimo. Io cerco una piccola casetta, anche solo due stanze”, dice, piangendo, “qui ho sempre ricevuto ogni tipo di aiuto. Entro tre giorni saprò se potrò avere un tetto sicuro a Decimomannu, nelle mie condizioni di salute non posso andare in un posto totalmente diverso rispetto al centro di Solidarietà”. C’è anche Maurizio, 52enne cagliaritano. Pochi soldi in tasca, un lavoro che non c’è più e, dal febbraio scorso, l’unico rifugio sicuro in viale Sant’Ignazio:” Sto facendo la spola tra qui e l’hotel per aprire la porta a quelli che vivono ancora qui. All’albergo, dove vado solo per dormire, si sta bene ma ho paura di finire in mezzo alla strada. Sono malato, ho solo 200 euro al mese di Rei, quando me lo danno”, racconta. Altre storie, fotogrammi della disperazione che arrivano sin dall’ingresso del centro di Solidarietà: Luca, 47 anni, chiede all’uomo presente in guardiola se può andare in un bagno per farsi la barba : “Ho solo bisogno di uno specchio”, ma la risposta è netta: “Non è più possibile”.


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