Cagliari, “il centro commerciale chiuso per lavori? Un’opportunità per tutta Pirri”

“Il modello della grande distribuzin è fallimentare. La chiusura temporanea dell’ ex Auchan, deve essere vista come una grossa opportunità a favore della comunità. Le amministrazioni di Cagliari e di Pirri, dovrebbero compiere politiche mirate alla prosperità del centro naturale economico pirrese. Salviamo le botteghe e le librerie sotto casa”

“La chiusura del centro commerciale di Pirri? Un’opportunità per tutta la comunità”. La dichiarazione è di Enrica Fois, consigliera della Municipalità pirrese, della lista civica Siamo Cagliari. Nei prossimi 18 mesi il centro commerciale ex Auchan di Pirri subirà svariati tagli al personale. A ciò si affiancherà chiusura temporanea dei negozi e del centro stesso. Queste operazioni sono il preludio di un completo rinnovo dei locali e di un potenziamento di superficie legato ad un’offerta maggiore.

Ho letto dai giornali che “tante buste paga sono a rischio”. Dietro quelle buste paghe ci sono delle persone, dei lavoratori. Ma ci sono lavoratori anche nei quartieri, nelle botteghe, nei piccoli negozi di prossimità. E siamo certi che il centro commerciale sia la cura al progressivo impoverimento delle persone in età da lavoro? Se analizziamo meglio la situazione, possiamo notare che i lavoratori sono gli unici a pagare le ristrutturazioni: turni massacranti, domeniche e festivi a lavoro, flessibilità oraria senza limiti, esuberi, “missioni” e licenziamenti.

Per me il modello del centro commerciale è fallimentare, oltre ad essere una sovrapposizione dell’offerta in un bacino d’utenza limitato. A vederlo fallimentare non sono la sola.

Per esempio, la giunta provinciale di Trento ha approvato lo stop alle nuove superfici di vendita sopra i 10.000 metri quadrati. In sostanza, un argine all’insediamento di nuovi centri commerciali di grandi dimensioni, in particolare le grandi piattaforme monofunzionali, per mantenere e rafforzare la presenza dei piccoli esercizi commerciali insediati in località montane ma anche per contenere il traffico stradale e le sue ricadute in termini di inquinamento atmosferico e acustico.

Invece, da noi? Stiamo favorendo ancora una volta il super potere senza regole di “Multinazionali tassate meno dell’edicolante (edicolante che non c’è più) sotto casa o, addirittura, fiscalmente domiciliate all’estero per limitare al minimo il prelievo fiscale.”

Favorendo i centri commerciali, luoghi che possiamo considerare di aggregazione, di scambi “caldi” come la libreria o la bottega sotto casa, chiudono. Favorendo invece luoghi impersonali dove le persone non sono tali ma numeri.

Il futuro che deve tutelare una buona amministrazione non è quello del mega centro commerciale, bensì è realizzare una nuova economia, fondata sui beni comuni e relazionali. Un’economia dove gli individui non siano meri consumatori, ma esseri consapevoli portatori di un benessere collettivo.

Per questo le amministrazioni di Cagliari e di Pirri, dovrebbero compiere politiche mirate alla prosperità del centro naturale economico di Pirri. Che è lì, a due passi, dall’ex Città mercato. La chiusura temporanea, della grande distribuzione, deve essere vista come una grossa opportunità a favore della comunità”.


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