Cagliari, camerieri e promoter in piena crisi: “Prezzi alle stelle, 1300 euro non ci bastano più”

I più fortunati scavallano i mille euro, ma tra bar e centri commerciali c’è anche chi è “vittima” dei contratti a chiamata e paga oraria. Alessandro Marongiu: “Con mille euro pochi anni fa eri benestante, oggi o hai un tetto sicuro o sono grossi problemi: e 9 euro l’ora sono un miraggio”. Mario Dessì: “Sono cameriere e cuoco, il mio stipendio è diventato come quello, misero, di un operaio: impossibile fare altro dopo 8 ore di lavoro”


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I “giganti” spadroneggiano sempre di più a Cagliari e nelle altre grandi città sarde, le vetrine si riempiono di marchi internazionali e in franchising e, presto, l’ondata potrebbe travolgere anche altri settori economici. E nel mezzo ci sono loro, camerieri e promoter, che trottano tra i tavoli di bar e ristoranti, per la maggior parte fortunatamente ancora cento per cento sardi, o nelle corsie dei centri commerciali. La crisi picchia duro anche per loro, il rialzo dei prezzi li ha fatti diventare da quasi benestanti a cittadini con una paga media che, però, non basta più. Mille, ma anche 1300 euro, cifre grosse solo a guardarle: nella realtà spiccioli, o poco più. Energia, pane, latte, pasta, carne, verdura, pesce, frutta, benzina: tutto più caro, e allora bisogna solo arrangiarsi e stringere i denti. Alessandro Marongiu, 35 anni, dopo qualche esperienza anche nel settore della ristorazione fa il promoter: “Sponsorizzo prodotti tecnologici, cerco di invogliare i clienti dei centri commerciali ad acquistarli. Il mio contratto? A chiamata o intermittente, significa che lavoro anche sette giorni su sette senza mai una pausa. E a fine mese non mi entrano mai in tasca più di mille euro, briciole”, afferma Marongiu. Che può dimostrare, anche all’Inps, che ha comunque un contratto: “Ma la tutela non è certo massima. Basti pensare alla paga oraria, quei nove euro tanto sbandierati dagli ultimi Governi. Se te ne danno 4 o 5 è anche tanto. Certo, con i prezzi folli devo fare tante rinunce e mi salvo, unicamente, perchè vivo ancora con i miei genitori. Non posso crearmi una famiglia, non posso ambire ad un’indipendenza totale”, conclude, tristemente, il giovane promoter con un passato nella ristorazione.
Chi invece è ancora in pista tra fornelli e piatti è Mario Dessì, 42 anni, dipendente in uno dei chioschi di viale Buoncammino a Cagliari: “Faccio otto ore al giorno, in media, è chiaro che dopo non hai proprio le forze per un altro lavoro. Il mio stipendio è come quello, misero, di un operaio, circa 1300 euro al mese”. Che non è certo da buttare via, riconosce il cameriere e cuoco, “ma oggi non basta più. Nel locale dove lavoro proponiamo piatti sempre freschi  e di prima qualità, con cibi di giornata, zero congelati. Spesso, le materie prime che servono alla mia famiglia hanno subìto un aumento indescrivibile. I miei datori di lavoro sono i miei genitori, mi sento ancora di più un dipendente da quando c’è stata l’impennata dei prezzi. Se, prima, arrivavo a fine mese sereno, ora non è più così”. La passione per la cucina lo spinge ad andare avanti, oltre al fatto che sa di lavorare in un posto, in tutti i sensi, familiare: “Abbiamo trentadue coperti, ma ci scordiamo di farli tutti già da tanto tempo. Ripeto, andare avanti ed affrontare le spese è difficile”.


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