Cagliari, Argiolas: “Politica? Risolvere i problemi veri della gente”

L’intervento di Ivano Argiolas: “Sono anni che mi chiedete un impegno in politica, ho sempre rifiutato, ma se lo pensate ancora, questo è il momento migliore per sostenermi”

Cagliari si prepara alla corsa per le amministrative, lo fa con altrettanti schieramenti, alleanze e ancora piccole guerriglie interne di “partiti e partitini”, di volti nuovi e vecchi, rispolverati. C’è anche chi la politica dei “cambiamenti” e delle migliorie spesso professate dai big della politica, le ha vissute sulla pelle, cercando di combattere i problemi sulla propria, di pelle e di quella di chi soffre. A parlare è Ivano Argiolas, lui che da anni combatte la guerra dei buoni, di coloro che soffrono, dei talassemici sardi, costretti spesso a soffrire per vedere rivendicati i loro diritti, alla salute, come tanti malati di altrettante patologie. Poi i tagli, le sforbiciate inutili alla Sanità, tasto dolente di questo ultimo periodo.

«Cari amici, come sempre voglio condividere con voi alcuni miei ragionamenti – dice Ivano Argiolas – più volte mi sono detto deluso del PDL, ed alla stessa maniera del PD, forse perché mi aspettavo molto da queste due forze politiche a cui tutto il paese guardava come fautore di grandi rinnovamenti. Pur non essendo un tifoso dei 5 stelle, non nego di aver intimamente apprezzato alcune loro performance parlamentari. Mi piace, di loro, l’idea che si sono organizzati partendo dalle piazze. Ma ho anche imparato a smettere di lamentarmi, e apprezzare ciò che le donne e gli uomini di questi partiti fanno con il loro impegno. Tuttavia, attualmente, il concetto di partito o movimento – inteso come forza aggregante di intenzioni politiche e ideali – continua a starmi stretto. Forse è un problema mio. L’unica cosa che so è che la politica mi piace. Ritengo sia necessaria, anzi indispensabile. La politica è il modo in cui tutti si devono adoperare per il bene delle persone, e a modo mio la faccio da molti anni attraverso il volontariato nell’associazione che ho fondato, ma anche come singolo individuo. Arriverà anche per me – a Dio piacendo – il momento in cui, per meglio occuparmi dei problemi delle persone e della città, non mi basterà più lo strumento dell’associazione o il singolo intervento circoscritto alla richiesta di aiuto. Se voglio continuare ad essere impegnato, e questo è quello che mi chiedete ogni giorno, ho bisogno di strumenti più forti e una posizione ufficiale da cui potermi muovere. Non mi piacciono le etichette, ma se proprio devo credo di poter affermare di essere un Sardista autonomista (se la Regione Sardegna non avesse uno Statuto Autonomo probabilmente non avremmo più Ospedali). Di certo c’è che non sono iscritto al Psd’Az e l’unico posto in cui potrei sentirmi a mio agio sarebbe una lista civica che rappresenti i miei ideali e la capacità di fare sintesi per risolvere i problemi reali della gente. Sono anni che mi chiedete un impegno in politica, ed ho sempre rifiutato, ma se lo pensate ancora beh, questo è il momento migliore per sostenermi. È il momento migliore della mia vita per assumermi questo tipo di responsabilità».