Cagliari, Antonello Lai svela le violenze nelle carceri: “Pestaggi e botte, se reagisci sei rovinato”

Il giornalista Tziu Lai racconta, in un video esclusivo, le storie di detenuti che hanno rimediato botte e violenze a Buoncammino,  chi racconta di un carcere di Uta “dove non ci starebbero nemmeno le belve” e chi spera di riabbracciare il padre. Da Roberto a Ilenia Piras, figlia di Riccardo, condannato per duplice omicidio, passando per “Vinicio” di Sant’Elia. Guardate la video inchiesta 

Quando il carcere è una “cayenna” e la pena da scontare diventa un incubo. Antonello Lai svela storie di violenze e difficoltà nelle carceri sarde con un video esclusivo: va avanti così la collaborazione tra il nostro giornale e Tziu Lai, che nella sua pagina Facebook “La Zona” continua a dare voce a chi vuole raccontare disagi e lanciare sos, insieme alla professionalità del cameraman Chicco Lecca. Ed è il turno delle carceri sarde, dall’ex struttura di Buoncammino passando per l’Asinara a Sassari sino ad arrivare al nuovo carcere di Uta. Storie di pestaggi, di giornate e nottate da incubo, di anni vissuti nell’attesa dell’ultimo giorno di cella prima del ritorno alla libertà. Come nel caso di Roberto (nome di fantasia): “Ho fatto 13 anni di carcere, sette in alta sicurezza. Non sono uscito con le ossa rotte, forse economicamente o per quanto riguarda un eventuale reinserimento tutto diventa difficile. Ho attutito il colpo e non mi sono lasciato andare, cosa che non capita a chiunque”. E racconta di botte e pestaggi da parte degli agenti: “Sono stati a Cagliari, a Sassari e all’Asinara. In tutti e tre i posti ci sono stati pestaggi da parte degli operatori nei confronti dei detenuti. È difficile vederli nascere, senti le urla e ti avvicini. Avvengono perchè ci sono dei detenuti, anzi, chiamiamoli persone, fragili e dal vissuto difficile, che esternano problematiche e angosce. Non sei in ambito familiare e tutto è difficile, Chi è messo lì non vuole noie, se reagisci sei rovinato. Ti accompagnano dal direttore”, racconta. E poi? “E poi sei caduto dalle scale”.
C’è poi Enrico Fois, per tutti “Vinicio”, considerato il boss di Sant’Elia, 5 anni di carcere per l’accusa di essere complice di Graziano Mesina: “Le carceri? Un film di guerra, veramente. Mi sono preso 5 anni per aver cercare di vendere l’auto a Mesina, l’ho conosciuto da ragazzo ma non ho mai avuto nulla a che fare con lui”, confessa al microfono di Tziu Lai. “Io suo complice? Ma candu mai. Adesso devono applicarmi una nuova misura cautelare, ma non c’è una struttura adatta. Ho un efisema polmonare, una stenosi al cuore e ho il peacemaker, sono già morto e mi vogliono portare a Uta? Manco le belve stanno lì, da quanto si sta male. Hanno portato un mio amico, mischineddu, alla fine è morto. Una brigungia, si stava meglio a Buoncammino. A Uta ci ho fato un giorno, ero andato a colloquio da mio figlio, lì si sta male, poi hanno arrestato anche un altro mio figlio. Si sta male e basta”. E c’è anche chi si occupa, a distanza ma non troppo, del padre. Ilenia Piras è la figlia di Riccardo, condannato per duplice omicidio: “Ha 70 anni e vive in carcere da più di dieci. Stiamo aspettando un permesso”, racconta, direttamente dal suo salotto di casa, a Tziu Lai. “Sta scontando l’ergastolo perchè i pentiti l’hanno accusato di due omicidi, uno è quello di Mariano Deidda. Papà conosceva tantissime persone ed è voluto bene da tutti, ha sempre fatto vai e vieni dal carcere per non cercare altre persone. È come se avesse fatto il giro del mondo. Mariano Deidda è fratello di un mio padrino che mi ha battezzato, come avrebbe potuto fare una cosa del genere? Mio padre conosceva la banda di Is Mirrionis, ma non vuol dire che ne facesse parte”.


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