Cagliari, allatta in pubblico ma dà fastidio: viene allontanata

Il gesto più naturale e tenero del mondo scatena polemiche anche a Cagliari, ieri una donna in sala d’attesa all’Inps è stata invitata ad allattare il suo piccolo di 20 giorni in un’altra stanza perché dava fastidio ad alcuni utenti. Il racconto di una giovane mamma di 28 anni: “Mi sono sentita umiliata”.

Allattare nella sala d’attesa di un ufficio pubblico? Non va bene. Nel 2016 un gesto naturale, tenero e bellissimo non smette di scatenare polemiche. Metti caso che una giovane mamma in fila allo sportello maternità dell’Inps di viale Regina Margherita a Cagliari, abbia bisogno di nutrire il suo piccolo di appena 20 giorni che piange perché ha fame. No, non può farlo. Qualcuno potrebbe storcere il naso e invitare la donna e la creatura a spostarsi in un’altra stanza.

Claudia Olla, una giovane mamma di 28 ann, racconta a Cagliari Online la sua disavventura in una lettera dove descrive quella che lei definisce una vergognosa umiliazione pubblica.

“Ero con mio figlio di appena 20 giorni che aspettavo il mio turno allo sportello per la maternità. A un certo punto aveva fame e l’ho allattato con la mia amica affianco che mi teneva il lenzuolino, e quindi non si vedeva nulla. Dopo qualche minuto si è avvicinata la guardia con un’altra persona che lavora lì,dicendomi di accomodarmi in un’altra stanza. In un primo momento l’ho ignorato poi gli ho detto che ormai mio figlio stava già mangiando, ma loro non si sono spostati. Anche altre persone si sono intromesse per andare contro queste persone che insistevano con la frase “prego si vuole accomodare, per favore”. Uno di loro ha chiesto  se ci fossero problemi se  avessi continuato ad allattare e qualcuno ha risposto: Sì.”
A quel punto Claudia è scoppiata a piangere e si è allontanta con il bimbo. Fortunatamente ha ricevuto la solidarietà di altre persone presenti nella sala d’attesa. “Ho preso coraggio e sono andata dalla guardia dicendo che se dava così fastidio il fatto che stessi allattando mio figlio, potevano farmi passare visto che c’era una coda di 60 persone. Ovviamente l’ho detto in lacrime perché ero nervosissima ma mi ha risposto che mi aveva fatto solo una cortesia a dirmi così per motivi igienici. Se fosse stata una cortesia non avrebbero insistito affinché mi spostassi e soprattutto sono stati sgarbati, come se stessi facendo qualcosa di sbagliato. Tutto questo davanti agli occhi di tante persone, anch’esse indignate. Dire che mi sono sentita umiliata è poco.”

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