Cagliari, 30enni e 60enni nel vortice della povertà: “Invalidità abbassate o stipendi da fame, viviamo con 300 euro al mese”

I pensionati in crisi per l’aumento dei prezzi, ma in città c’è un mondo di giovani e meno giovani alla fame. Nicola Etzi: “Obeso, diabetico e sofferente al cuore: per l’Inps sto meglio e mi ha tagliato i fondi. Ho fatto ricorso, prima di un anno e mezzo non ci saranno novità e mangio grazie all’aiuto di un’associazione”. Ignazio Argiolas: “494 euro di stipendio. Anche mia moglie prende lo stesso tanto ma, tolti affitto e due finanziarie di Equitalia resta ben poco: alla mia età devo farmi aiutare da mia figlia”


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Non sono solo gli ultra sessantacinquenni a soffrire, come bestie, il prezzo della crisi e degli aumenti indiscriminati. A Cagliari è in crisi sia chi si può riposare dopo una vita di lavoro sia chi, invece, una pensione sicura non sa nemmeno se l’avrà. Trentenni e sessantenni nel vortice della povertà, la nostra redazione è invasa da messaggi che raccontano storie al limite della sopportazione. Benzina, luce, acqua, cibo: tutto più caro, non si vive più. Si sopravvive. Se si hanno parenti generosi, tanto meglio, l’ancora di salvezza, seppur temporanea, esiste. Se non è così, però, è buio totale. Nicola Etzi ha 34 anni, vive in una casa popolare di Pirri e l’affitto mensile di undici euro, dal “basso” dei trecento euro al mese sui quali dice di poter contare, sono già un’enormità: “Sono invalido dal 2014. Obesità di terzo grado, diabete e una cardiopatia moderata, ecco i mali contro i quali lotto ogni giorno. Dal 2017 avevo il 100% di disabilità, a gennaio ho fatto la revisione dai medici e per loro sono migliorato”. Risultato? “Percentuale abbassata all’88%, addio a 650 euro al mese. Prima o poi mi manderanno la lettera con la quale mi chiederanno indietro i soldi, e il reddito di cittadinanza mi è stato bloccato. Nessuno può aiutarmi, a livello familiare”, spiega. “Ho fatto ricorso contro la decisione dei medici, mi aiuta l’associazione Anmic”, che tutela i mutilati e invalidi civili, “tra qualche mese dovrò fare una nuova visita, stavolta al tribunale del malato, ma prima di 14 mesi non ci saranno novità. Non posso più comprare niente, nemmeno un paio di scarpe. Per il cibo mi aiuta un’associazione di volontariato, una volta alla settimana mi danno la spesa. Ho bloccato l’acquisto degli integratori, 4 volte al giorno devo farmi l’insulina e una scatola di pastiglie di Omega 3 costa 25 euro, non posso più permettermela”. Il giovane è dolorante, sia a livello fisico che psicologico: “Il reddito di cittadinanza mi è stato bloccato, non so perchè. Forse lo riavrò da metà aprile, ma solo per altri due mesi”. E poi? “E poi non so cosa farò. L’ultima bolletta dell’acqua è stata di 75 euro, per fortuna che ho un bonus speciale per quella della luce”, sospira.
Ignazio Argiolas ha 66 anni, vive a Cagliari e non è invalido. Lavora, ma il suo stipendio da guardiano della scuola civica di musica è stato tagliato. Anche quello della moglie, “facciamo lo stesso lavoro. L’ultima busta paga è stata di 494 euro a testa”. Cioè quasi mille euro, ma la verità è un’altra: “Trecento euro di affitto per 45 metri quadri, poi sto pagando due finanziarie per 12mila euro di cartelle di Equitalia per delle multe che, in alcuni casi, per me sono sbagliate, visto che con la mia auto non ho mai guidato in alcune zone”. Tant’è, bisogna pagare: “Dei 300 euro mensili in due che ci restano bisogna toglierne 30 per i cellulari, dobbiamo sempre averli attivi per il mestiere che facciamo, più il carburante”. Mangiare è quasi un’utopia: “Mi aiuta mio cognato, qualche volta mia figlia mi fa la spesa. Alla mia età devo chiedere aiuto a loro. Sono anche finito dalle assistenti sociali, un mese fa. Ho spiegato la situazione che viviamo io e mia moglie, sinora non c’è stata trovata nessuna soluzione. Solo parole, che però non riempiono il nostro frigorigero e le nostre pance”.


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