Buoncammino, braccialetto elettronico alle mamme delle due neonate

Una soluzione per permettere alle donne una pena meno pesante e alle bambine di lasciare la cella


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“E’ stata avviata la procedura per applicare il braccialetto elettronico alle due mamme detenute a Buoncammino con le loro bimbe. Ciò permetterà alle neonate, ormai in cella da quasi un mese, di lasciare la cella e alle madri di scontare la pena detentiva in modo meno afflittivo”. Lo afferma Maria Grazia Caligaris, presidente dell’associazione “Socialismo Diritti Riforme”, avendo appreso che “dopo il pronunciamento del PM Gilberto Ganassi sono in corso gli accertamenti per verificare se il luogo di dimora delle due giovani donne è compatibile con il sistema di controllo a distanza”.

“L’impiego del braccialetto elettronico o per meglio dire della cavigliera – sottolinea Caligaris – rappresenta una novità nell’ambito dell’esecuzione penale. Aldilà delle polemiche relative ai costi per lo scarso utilizzo, in casi come questo può essere un’utile soluzione. Le due bimbe, di 50 e 52 giorni di vita, giunte a Buoncammino la sera di Natale, potranno lasciare finalmente la struttura inospitale per le condizioni strutturali. Le due giovani mamme di 24 e 31 anni, difese dall’avv. Rossana Palmas, che sono state condannate a due anni e due mesi per tentato furto, avranno modo di vivere nell’ambiente loro più familiare senza però lasciare la dimora e quindi senza ripetere il reato”.

“Si potrà quindi porre fine – auspica la presidente di SdR – a una presenza vissuta con particolare apprensione dai Medici e dalle Agenti della Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale che,non solo devono costantemente monitorare mamme e bambine, ma fare fronte anche al disagio che creature così piccole, facilmente soggette al pianto, determinano nella sezione. In queste circostanze, inoltre, è anche indispensabile il supporto psicologico per le neo mamme, che potrebbero facilmente cadere vittime della depressione post partum”.

“Il sistema elettronico di controllo ha dimostrato finora una concreta funzionalità. Occorre però verificare se il Campo Nomadi di Roma, dove una delle due donne, S., ha la residenza, è idoneo relativamente alla copertura di ricezione dei segnali e se l’apparecchiatura può essere istallata con facilità. Più semplice le verifiche a Macomer (Nuoro) dove invece risiede stabilmente l’altra donna, D., madre peraltro di altri quattro bambini. La speranza è che i tempi di verifica siano brevi, soprattutto per non costringere le piccole S. e V. a permanere dietro alle sbarre. Resta però ancora irrisolto il problema di dotare l’isola di una struttura alternativa al carcere ma idonea – conclude Caligaris – ad accogliere bambini che vengono condannati insieme alle loro madri”.