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Il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, attraverso la direzione generale detenuti e trattamento, ha dato mandato al provveditore regionale della Sardegna di svolgere con urgenza accertamenti e verifiche sulla fuga da film di Marco Raduano, 40enne boss della Sacra Corona Unita pugliese, evaso in serata dal carcere di Badu ‘e Carros a Nuoro, prigione di massima sicurezza dove sono rinchiusi terroristi e mafiosi e da cui nessuno è mai riuscito a scappare. Con il più classico dei metodi, come nei film: ha annodato le lenzuola e si è calato lungo il muro di recinzione all’esterno del penitenziario. Posti di blocco e controlli da parte delle forze dell’ordine sono scattati immediatamente in tutti i porti e gli aeroporti della Sardegna, e sono ancora in corso. “Il Sappe in diverse occasioni ha segnalato la carenza di personale di polizia penitenziaria che impedisce di assicurare una scrupolosa vigilanza in visione della tipologia di detenuti reclusi nell’istituto di Nuoro”, ha denunciato Luca Fais, segretario regionale per la Sardegna del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe). “In Sardegna ci sono ben 4 istituti che custodiscono detenuti di alta sicurezza appartenenti ai vertici della criminalità organizzata e tutti sono in grande difficoltà a causa della carenza organica – ha aggiunto il sindacalista -. Anche la casa di reclusione di Oristano ha gravissime difficoltà a garantire l’ordine e la sicurezza a causa della carenza di organico pertanto riteniamo indispensabile che con l’immissione in ruolo dei neo agenti, prevista a luglio e settembre, vi sia una congrua integrazione organica per prevenire anche situazioni di questo tipo che allarmano tutta la comunità Sarda”.
Raduano, detto pallone, è un elemento di spicco del clan dei Montanari, egemone nel territorio garganico e non solo, ha spiegato il segretario Sappe: “L’uomo è detenuto in regime di 416 bis per omicidio, violazione della legge sulle armi e molto altro”. Per Donato Capece, segretario generale del Sappe, “quel che è successo è di inaudita gravità ed è la conseguenza dello scellerato smantellamento delle politiche di sicurezza delle carceri. Il sistema penitenziario, per adulti e minori, si sta sgretolando ogni giorno di più. Denunciamo da tempo che la sicurezza interna delle carceri è stata annientata da provvedimenti scellerati come la vigilanza dinamica e il regime aperto, l’aver tolto le sentinelle della polizia penitenziaria di sorveglianza dalle mura di cinta delle carceri, la mancanza in organico di poliziotti, il mancato finanziamento per i servizi anti intrusione e anti scavalcamento. La politica se n’è completamente fregata. Questa evasione è la conseguenza dello smantellamento delle politiche di sicurezza dei penitenziari e delle carenze di organico della polizia penitenziaria, che ha 7mila agenti in meno. Smembrare la sicurezza interna delle carceri favorisce inevitabilmente gli eventi critici, che sono costanti e continui”.
Raduano è stato condannato in via definitiva a 19 anni di reclusione più tre di libertà vigilata per associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, aggravata dal metodo mafioso e dall’impiego di armi, anche da guerra.
Il “boss del Gargano” è coinvolto anche nel processo per l’omicidio di Giuseppe Silvestri, ammazzato nel 2017 a Monte Sant’Angelo.