Bodyboarder morso dallo squalo sulla spiaggia, si salva grazie a un laccio emostatico

L’uomo si è salvato grazie anche a un laccio emostatico di fortuna. Il 20enne era in spiaggia a Pyramids quando ha riportato ferite alla gamba e alla caviglia

Un bodyboarder è stato trasportato al Royal Perth Hospital dopo essere stato aggredito da uno squalo in una spiaggia a sud della città, con la corda della sua tavola legata intorno alla gamba come laccio emostatico. Gli amici dell’uomo hanno prestato le cure di primo soccorso fino all’arrivo dell’equipe d’emergenza del St John Ambulance. La vittima dello squalo è stata poi trasferita in ospedale e dopo un intervento chirurgico è stato ricoverato in condizioni stabili. I sanitari hanno comunicato che l’uomo ha “riportato ferite traumatiche a un piede e a una caviglia”. La polizia ha dichiarato che l’uomo, di 20 anni, era a Pyramids Beach a Dawesville verso le 8:30 di domenica quando sentì qualcosa afferrargli una gamba. La polizia inoltre ha fatto sapere che il 20enne non è in pericolo di vita. Surf Life Saving WA ha twittato che Pyramids Beach sarà chiusa per le prossime 24 ore a causa di “un incontro con gli squali”. Un testimone ha visto l’attacco dalla spiaggia e ha  riferito di uno squalo spuntato all’improvviso fuori dall’acqua, sbalzando il surfista giù dalla sua tavola. Secondo la testimonianza, poi, l’uomo sarebbe faticosamente riuscito a raggiungere la riva.  È l’ultimo incidente di squali in Australia, compresa la fatale morte di un giovane medico vittoriano nelle isole Whitsunday del Queensland la scorsa settimana. Questo tipo di attacco è molto raro, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti” gli squali in Australia prendono molto raramente i nuotatori se non superano i limiti nelle zone consentite. L’episodio potrebbe ricordare a qualcuno il film “Lo Squalo”, continua Giovanni D’Agata, ma in realtà questi pesci di solito non attaccano l’uomo, anzi, cercano di evitarlo, e in mancanza di “provocazioni” è estremamente raro che attacchino. Gli squali non rappresentano una minaccia ed è essenziale cambiare la percezione e l’immagine che abbiamo di loro come simbolo di terrore. E, ancor più importante, ad aumentare i rischi è in buona parte il comportamento umano. “Mano a mano che in tutto il mondo cresce il numero di persone interessate a fare attività ricreative in mare dobbiamo aspettarci un conseguente aumento di incidenti”, spiega l’International Shark Attack File nel suo report del 2017. Al contrario sono gli squali a dover temere gli uomini. Nel 2017 i ricercatori hanno stimato che ogni anno nel mondo vengono uccisi 100 milioni di squali pari una percentuale della popolazione totale compresa tra il 6,4 e il 7,9%. Un tasso di mortalità che i biologi giudicano insostenibile.


In questo articolo: