Bimbi migranti discriminati a scuola, gli psicologi: fatto gravissimo

Il duro attacco dell’ordine degli psicologi sulla vergognosa vicenda dei bimbi discriminati nella scuola cagliaritana: “L’episodio è di per sè gravissimo e ancora di più se si considera che va incidere su un’età, quella evolutiva, nella quale le tracce restano indelebili, con pericolosi esiti nel corso della vita, soprattutto sul versante della maturazione affettiva e dell’intelligenza emotiva”

Cagliari 2016. Succede che in una scuola, quella gestita dalle Suore Mercerdarie in via Barone Rossi, si torni indietro nel tempo. Alla gogna due bimbi migranti, uno etiope e uno egiziano, arrivati in Sardegna senza genitori, colpevoli di essere nati nel posto sbagliato del mondo. Alcuni genitori dei piccoli alunni cagliaritani non li vogliono in classe. Udite, udite, potrebbero portare malattie. La soluzione per due coppie di genitori è stata addirittura quella di ritirare i loro figli da scuola: della serie o noi o loro. La soluzione temporanea, per gli altri, è stata quella di dividere i bagni: da una parte i bimbi razza ariana dall’altra parte i bimbi africani. No, non è uno scherzo di cattivo gusto. Di questo caso ormai ne hanno parlato tutti per la sua assurdità.
 
In difesa di questi bambini e di questa vergongosa situazione sono scesi fortunatamente in tanti. Anche l’ordine degli psicologi della Sardegna ha preso una durissima posizione: “Quanto accaduto nella scuola cagliaritana, gestita dalle Suore Mercedarie, è un fatto gravissimo, che richiede una azione immediata: è infatti indispensabile favorire il superamento di questo episodio, che si configura come un pesante trauma, che riguarda sia chi subisce questa inaccettabile discriminazione, sia per chi ne è inconsapevole “esecutore”: ma per questo è indispensabile la disponibilità delle stesse famiglie che hanno di fatto costretto la scuola a riservare bagni separati per i bambini ‘di colore’.”
“L’episodio, di per sé gravissimo, lo è ancora di più se si considera che va ad incidere su un’età, quella evolutiva,- spiegano – nella quale restano tracce indelebili, con pericolosi esiti nel corso della vita, soprattutto sul versante della maturazione affettiva e dell’intelligenza emotiva. È possibile attivare un’azione di recupero psicologico e relazionale sugli allievi della scuola, ma perché questo accada occorre che le famiglie rinuncino a condizionare i loro bambini verso comportamenti, atteggiamenti e convinzioni che non appartengono loro.”

Secondo la presidente dell’Ordine degli Psicologi della Sardegna, Angela Quaquero “è necessario che le famiglie consentano alla scuola di portare avanti il suo compito istituzionale, che oltre agli obiettivi di apprendimento, prevede l’educazione alla socialità e all’apertura verso l’altro”.

 


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