Beppe, dopo l’amore vita distrutta: “La mia ex si è portata via anche nostro figlio”

Storie di uomini “maltrattati” dalle donne. Beppe, medico di 50 anni, chiude la relazione con la sua compagna dopo un quarto di secolo: “Da quel momento angherie continue. Si è portata via tutti gli elettrodomestici. Quando raramente mi fa vedere il piccolo, al quale ha fatto un lavaggio del cervello, mi tratta da detenuto, facendo restare suo padre e sua madre a fare da ‘vigili'”

di Paolo Rapeanu

La vita che scorre tranquilla fino allo scorso mese di ottobre. Una relazione lunga venticinque anni con la sua ormai ex compagna, “come se fossimo sposati, avevamo acquistato tre case e due le avevo intestate a lei”, che però finisce all’improvviso. Perché finisce l’amore. E inizia il dolore. Cinquant’anni tondi, medico in una delle più grosse Asl della Sardegna, Beppe (il nome è di fantasia, ndr) entra nel tunnel dell’incubo senza un motivo apparente: “Da quando ci siamo lasciati mi umilia di continuo. Suo padre e sua madre vigilano su di me, manco fossi un detenuto, quando vado a trovare nostro figlio di nove anni. Subisco angherie continue, è lei a decide come e quando vedere il nostro ‘campione’. Mi ha fatto già molte diffide, accusandomi di essere un violento e uno stalker, tutti fatti che mi hanno portato alla scelta obbligata di ricorrere a uno psicologo, che mi ha consigliato, anche per evitare possibili nuove denunce, di interrompere qualunque comunicazione verbale con la mia ex. Comunichiamo solo via sms o WhatsApp”.
Nessuna carta firmata, nessun vincolo. Beppe e la sua ex partner non sono mai stati sposati, ma le grane, stando al racconto dell’uomo, ci sarebbero comunque tutte: “Le poche volte che vado a prendere il piccolo all’uscita da scuola è un calvario, le mamme dei compagni di classe mi evitano perché la mia ex ha detto loro che io sarei un violento. Ma quando mai”, prosegue il medico 50enne, con il tono di voce decisamente arrabbiato, “non ho mai sfiorato nessuno nemmeno con un dito”. La famiglia della donna ha emarginato Beppe: “Dalle sorelle al padre e alla madre di lei, tutti hanno alzato un muro. E lei, approfittandone, si è portata via anche tutti gli elettrodomestici dalla casa nella quale vivo”. Una storia dura e triste, che ha anche risvolti giudiziari: “Ho chiesto al giudice l’affido condiviso, ma la procedura è lenta e lunga. Per fortuna ho un lavoro e uno stipendio, penso a tutti quei papà che, da separati, finiscono a vivere dentro un’automobile o chissà dove. È ingiusto non poter avere nessun tipo di dialogo con quella che è la madre di mio figlio. Anche perché, chi sta peggio”, conclude Beppe, “è proprio il piccolo, che non sta ricevendo nessun tipo di quella classica educazione che, normalmente, arriva da entrambi i genitori”.


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