Basta con Pokemon Go: ridateci l’antica bellissima caccia al tesoro

Scene di delirio con Pokemon Go, dialoghi disperati tra madre e figlio. L’opinione di Gianfranco Carboni: questo mondo sta portando al macero il cervello

Bimbi e giochi diabolici. Il tormentone nell’anno si chiama Pokemon, con l’aggiunta di “Go”, non mi ero accorto dell’esistenza di questa hit estiva, almeno sino all’altro giorno. Testimonianza diretta di dove ti porta il diabolico gioco, sentite: – Una mamma al figlio di circa dieci anni: “Carlo, smetti di giocare con quel diavolo di Pokemon, capito mi hai! É tutto il giorno che andate avanti e indietro”. – Il Bimbo, ovviamente: “Dai mamma, stiamo finendo”. – La Mamma: “Ora chiamo tuo padre, così vedi”. “Aldo tuo figlio… ora te lo passo, digliene due”. – Il bimbo, fan del diabolico gioco: “Si va bene pá, hai ragione, certo hai ragione. Devo dirti una cosa, mamma ha scaricato “Pokemon Go”. – Il marito: “Cosa! Come! Scherzi! Passamela subito, ridargli il telefonino” – Il bimbo: “Eheheh, ciao mamma eheheheh”. – Il piccolo con una mossa da scacco matto. Una volta caricato il gioco “Pokemon Go” diventa un guaio: corse a piedi o alla guida di un’autovettura, evitabili pericoli, disattenzione ed eccessi. Non sarebbe un tormentone se così non fosse, tutti ne parlano, tutti ne sanno: nell’estate 2016 il tormento non viene da una canzone. Non per essere i soliti snob, chic o “antigusu” ma ridateci quella piccola ridicola insignificante, classica caccia al tesoro. Magari una caccia fra le nostre bellezze archeologiche con un bronzetto nascosto in una delle migliaia di nuraghi. Chissà, forse è chiedere troppo in questo piccolo-grande omologato mondo in cui si sta portando al macero il cervello, ora abbiamo anche i pupazzi virtuali da cercare. Fermate il mondo voglio scendere, a proposito scusate: “A che ora è la fine del mondo?”. Gianfranco Carboni


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