Barracciu, Pd: “La Sardegna deve puntare sui fondi europei”

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Molti la danno per vincente alle Primarie del centrosinistra, e soprattutto adatta a ricoprire l’importante ruolo di governatore della Sardegna. Si tratta di Francesca Barracciu, europarlamentare del Pd, candidata per le primarie del 29 settembre, e sostenuta dai maggiori esponenti del Pd, a partire dallo stesso ex presidente della Regione Renato Soru.

 

Le sue foto di vita quotidiana postate su Facebook, in particolare quella in cui lava i piatti, hanno scatenato polemiche e parodie. Cosa risponde alle critiche ricevute?

È il mio profilo Facebook personale e parlo anche della mia vita quotidiana. Era un weekend di agosto e come tantissimi italiani ho semplicemente postato foto che raccontavano le mie ferie. Credo sia una cosa del tutto normale.

Cosa l’ha spinta a candidarsi alle primarie del centrosinistra?

C’è bisogno di responsabilità e tutti dobbiamo fare qualcosa. È necessario impegnarsi, e il mio impegno è per realizzare un’idea di Sardegna che valorizzi di nuovo le nostre potenzialità. Una Sardegna che si rappresenti nei confronti del governo nazionale come una regione capace di autodeterminarsi, di prendersi le sue responsabilità, di essere in grado di riavviare un cammino di sviluppo interrotto in questi anni dalla pessima gestione di governo del centrodestra.

In caso di vittoria alle primarie, e poi alle elezioni regionali, quali saranno i punti principali del suo programma su cui si concentrerà?

Su tutto ciò che può migliorare concretamente la vita delle persone. Bisogna puntare in primo luogo su istruzione e formazione per riprendere il cammino dello sviluppo e della crescita. È urgente un riforma della Regione, che deve essere una macchina efficace ed efficiente a servizio dei cittadini, semplificando una volta per tutte la burocrazia che immobilizza le persone e le imprese. Sono tante le cose su cui i cittadini ci chiedono di cambiare ed è da quelle che bisogna partire: i diritti, i costi della politica, la trasparenza, il buon governo, i trasporti, la partecipazione ma soprattutto la lotta alla disoccupazione e alla povertà.

Quello dell’occupazione è uno dei settori più in crisi in Sardegna: cosa si può fare per migliorare la situazione, e evitare che i giovani vadano altrove per trovare un lavoro?

Le indicazioni che arrivano dall’Europa sono chiare: la crescita deve essere intelligente, solidale e compatibile. Per realizzarla dobbiamo puntare sui giovani, sulla loro formazione, sulla scuola, sulla cultura, e questo insieme al sostegno concreto alle imprese. Dobbiamo coinvolgere sì tutti i settori dell’economia, ma andare oltre, coinvolgere le persone, rimettendo finalmente in campo forze vitali e potenzialità che non mancano ma che sono state soffocate da anni di una gestione clientelare a servizio dell’interesse particolare e non dell’interesse generale, come deve essere da ora in avanti.

Su quali altri settori dell’economia isolana si deve puntare?

La Sardegna ha risorse naturali straordinarie, e deve valorizzare meglio se stessa, le produzioni legate all’agricoltura, alla zootecnia, alla pesca, all’artigianato, deve perseguire un progetto chiaro per lo sviluppo agropastorale. Non dobbiamo perdere la nostra struttura produttiva industriale, dobbiamo piuttosto ripensarla, realizzare una conversione che ci riporti in una dimensione competitiva vera. In questi anni è mancato qualunque tipo di visione strategica e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. In questo momento economico e finanziario così difficile i fondi europei sono la sola risorsa certa, l’unica che permette una progettazione di sviluppo concreta. Ma qui per l’incapacità di chi ci governa non sono stati utilizzati. Guardo con preoccupazione a quanto sta facendo questo centrodestra per la programmazione 2014-2020, che si sta definendo proprio in queste settimane. La Sardegna è parte integrante dell’Europa, ed è tempo di cambiare le cose.