“A un passo dalla vita”: alla deriva per dimenticare di non avere un futuro

Dopo “Nessuno è intoccabile”, in libreria “A un passo dalla vita”, riedizione del noir d’esordio di Thomas Melis. Un affresco malinconico dell’Italia che cerca una notte di baldoria in più

Di Giulio Neri

 

Calisto viene dal Sud e si autodefinisce terrone, ma a Firenze sta conquistando il mondo. Ha ventisette anni, è sveglio, intelligentissimo, con una sensibilità che gli premette di apprezzare il Bello più raffinato: completi d’alta sartoria, cucina gourmet, vini di pregio. Studia Economia all’università e ha capito quanto basta per ribellarsi ai privilegi di un’aristocrazia senza meriti e all’irreversibile deperimento dei ceti medi. Vuol lottare, al di là del bene e del male, per prendersi quello che il destino gli ha negato.

È il leader intellettuale di una ghenga di meridionali che si è ritagliata uno spazio di narcotraffico tra rudi albanesi e affiliati che non perdonano. Spaccia ai margini dei baccanali fashion di una gioventù arenata in montagne di cocaina e droghe chimiche. Il suo campo d’azione sono due locali esclusivi, il Nabucco e il Platinum, dai quali accede a una ricchezza sfrenata, ma pur sempre di seconda categoria, tra champagne e splendide escort perlopiù retrocesse dai privè dei piani alti. La domanda è: saprà accontentarsi degli avanzi?

L’ascesa di Calisto è vertiginosa e, a tratti, sembra rifarsi alla delirante avidità di uno Scafarce che aspira al trono degli imperatori. Sale di livello, ma è proprio il suo innato senso di giustizia che, talvolta, gli insinua dubbi. Questo “rallentamento” introspettivo è uno dei fattori più originali di un noir che, nonostante l’impianto morale, non scade mai in facili moralismi e restituisce alla delinquenza un’umanità di complessi irrisolti.

Il percorso di studi del protagonista è un valore aggiunto per inquadrare il fenomeno al di là degli stereotipi di genere: l’analisi della crisi sociale indotta dalla finanziarizzazione, con un’economia sempre più slegata dai cicli produttivi e il conseguente sacrificio di capitale umano, getta Calisto e la sua generazione in uno scantinato della Storia, dove le parole-chiave sono Disoccupazione e Precariato, e qualsiasi possibilità di miglioramento si ferma al pianoterra: solo attraverso l’illegalità si sfonda.

Il realismo particolareggiato di Thomas Melis, già apprezzato in “Nessuno è intoccabile”, si cala in una baldoria notturna che finisce per cannibalizzarsi. L’euforia degli stupefacenti, la presunzione di onnipotenza infusa dai soldi contanti, il gusto dei corpi, ogni dettaglio di questo Satyricon postmoderno è presto inghiottito in un buco nero di bocche anestetizzate, mascelle fuori controllo e occhi spiritati.

C’è una scrupolosa lessicografia di gerghi a sostegno di un affresco verosimile nei dialoghi, negli intercalari “di casa”, nell’umorismo che dalla periferia irrompe nel cuore imbastardito della città medicea: una ricerca sui linguaggi, e sui comportamenti, funzionale ai vari opposti che si inseguono in un continuo rimpallo erosivo: tradizione e modernità, Nord e Sud, fatuo e drammatico. Ma lo sfondo resta comunque quello dei sentimenti e della speranza. È come un inquietante fantasma che si staglia su questo noir tesissimo e ne interroga i personaggi. Amare? Sperare? Calisto ha paura, ma capisce prima degli altri di dover rispondere. Ora o mai più: a un passo dalla vita, ma anche dalla morte.