Assemini, “mio figlio segnalato per una gastroenterite: tampone mai fatto, ho dovuto pagare 40 euro”

Tre giorni col mal di pancia, il medico di famiglia invia la segnalazione all’Ats il 14 ottobre. Da quel momento, silenzio totale. Un 12enne sbarrato in casa da settimane, ieri la madre si è arresa: “Mio figlio sta bene ma non può uscire, ho pagato per fargli fare tampone e test sierologico: è folle e ingiusto”

Alla fine dice di essersi “arresa”, ha aperto il portafoglio e ha pagato “quaranta euro per tampone e test sierologico da un privato. Rimborsabili chissà quando”. Manuela V., 50enne di Assemini (nome di fantasia per tutelare la privacy di suo figlio) è la mamma di un dodicenne. L’ultima volta che ha visto i suoi compagni di classe è stato il sei ottobre. Da un mese, praticamente, trascorre le sue giornate chiuso in casa, o quasi. La donna ha inviato email all’Ats e messaggi alla sindaca di Assemini, raccontando una vicenda fatta di attese, mancate risposte e tanta, tanta rabbia: “Mio figlio ha avuto una gastroenterite il sette ottobre. Niente febbre”. Qualche giorno di dolori alla pancia, giorni di scuola saltati e poi la comunicazione al medico di famiglia per ricevere il certificato: “Ma la dottoressa mi ha spiegato che doveva inviare una segnalazione all’Ats per sospetto caso Covid. Era il 14 ottobre”. Meglio prevenire, si sa mai. Peccato che, dall’Ats, non sarebbe mai arrivata nessuna comunicazione: “I giorni sono passati invano, il 27 ottobre mi sono presentata con mio figlio in via Romagna”, alla Cittadella della salute. “Non ci hanno fatto il tampone”. A quel punto, la 50enne ha inviato “email e Pec” all’indirizzo email dell’Igiene pubblica dell’Assl: “E, sin dal 19 ottobre, ho telefonato ogni giorno, ma senza ricevere nessun aiuto”. Un racconto, quello fatto dalla donna, anche alla sindaca Sabrina Licheri. 

Ieri, la decisione: “Siamo andati a farlo a pagamento, sia tampone che sierologico, ho accompagnato mio figlio da un privato. La paura è tanta, non sappiamo nulla ma ormai non abbiamo sintomi. Ho pagato 40 euro”. È molto arrabbiata, Manuela V.: “Mio figlio ha perso un mese di scuola, non hanno attivato la didattica a distanza. Mi sento abbandonata, è folle e ingiusto aver dovuto pagare i test”.


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