Assemini, l’appello dei parenti: “Il nostro Attilio morto un anno fa sulla 130, ci sono testimoni?”

Attilio Orrù ha perso la vita diciassette mesi fa, andando a sbattere con la moto contro un palo. I genitori e la moglie: “Da quel giorno non viviamo più, non accusiamo nessuno, nemmeno il conducente dell’auto davanti ad Attilio, ma vogliamo solo sapere la verità. Aiutateci”

I ricordi, a distanza di diciassette mesi esatti, possono essere sbiaditi. Tuttavia, qualcuno può ricordarsi qualche particolare dell’incidente mortale avvenuto il 26 maggio 2018 sulla Ss 130. Attilio Orrù era in sella alla sua moto quando è andato a sbattere contro un palo. I soccorsi sono stati, purtroppo, inutili. Il centauro, stando ai primi rilievi svolti in quel “maledetto” giorno, avrebbe evitato una Fiat Punto che si trovava davanti a lui per poi finire contro il palo. Attualmente le indagini sono ancora in corso. I genitori di Attilio – il padre Vincenzo e la madre Gabriella Ledda – insieme alla moglie, Silvana Lai, hanno inviato una lunga lettera a Casteddu Online. Chiedono un aiuto: chiunque fosse presente quel giorno in quel tratto di strada, e avesse visto l’esatta dinamica dell’incidente, “parli, si faccia avanti. Non stiamo più vivendo da quando non c’è più il nostro Attilio. Chiamateci al +393440650681”. Ecco, di seguito, alcune parti del loro appello.

 

“La morte non è una cosa facile da affrontare. Un genitore, un figlio, un nipote e degli amici sono tutte persone con le quali pensi di invecchiare e goderti i momenti gioiosi nella vita degli altri. La famiglia di Attillio Orru non avrà mai quelle esperienze future perché è stato strappato in modo innaturale da loro il 26 maggio 2018, all’uscita di Assemini all’incrocio della Ss130 al bivio per Sestu, vicino al bar Babilonia e Super Pan. L’incidente ha coinvolto la sua moto e un’altra macchina. Con la sua morte ha lasciato la moglie con cui erano sposati da  26 anni e i suoi due figli, due sorelle e i suoi genitori, insieme a tanti amici di lavoro, gruppo di motociclisti e biciclette. Dalla sua morte, un anno fa, siamo stati costantemente alla ricerca di testimoni del suo incidente. È triste a dirsi, molte persone che sono testimoni di tali incidenti rimangono in silenzio senza la consapevolezza che tante persone soffrono, giorno dopo giorno, in attesa di una verità. È in momenti come questo in cui la comunità deve riunirsi e dimostrare a noi stessi e agli altri che il popolo sardo non è abbastanza egoista da non dare tali informazioni. Se voi, o qualcuno che conoscete, siete stati testimoni dell’incidente di Attilio il 26 maggio 2018, la sua famiglia vi esorta a fare un passo avanti e fornire informazioni sulla dinamica. Qualsiasi informazione, grande o piccola, sarà di aiuto. Attillio non era solo un uomo. Era un figlio onesto, felice di vivere con tanti sogni e  progetti per il futuro suo e della sua famiglia, un fratello eccezionale, un marito amorevole e un padre e un amico che ha sempre aiutato chiunque fosse in difficoltà. Era una voce per alcuni e un custode della pace per gli altri. Era un uomo solare, con un cuore d’oro aveva così tanti ruoli che ha conquistato l’amore e il rispetto di molti. Vi preghiamo di aiutarci  a trovare la verità e un po’ di pace”.


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