Asma o bronchite, la ricetta per la spirometria in un mese? Inutile, in Sardegna bisogna attenderne anche sei

Priorità differibile, paziente da visitare entro trenta giorni. Il medico di famiglia prescrive ciò che, ancora, oggi, da Cagliari all’Ogliastra, è impossibile ottenere nei tempi previsti. Per essere accolti in un ospedale per la spirometria le liste d’attesa vanno da un minimo di 77 ad una punta massima, se il controllo è globale, di 196 giorni. E nel privato qualche medico non la fa più per paura del Covid

Soffiare in un tubo e scoprire se i polmoni sono a posto o se, invece, si è alle prese con un’asma, una bronchite o problemi polmonari più seri. Fare una spirometria nei tempi richiesti dal medico di famiglia, in Sardegna, è impossibile a parte il caso, isolato, di Oristano, e i 29 giorni di Sassari. Poi, nell’Assl 8 di Cagliari o in quella dell’Ogliastra, o nella zona del Sulcis, i tempi si allungano sino al record, negativo, dei centonovantasei giorni di attesa previsti proprio nel capoluogo sardo per una spirometria globale. I numeri sono contenuti nel report, stilato dalla stessa Direzione generale della sanità sarda dopo le verifiche svolte a inizio aprile 2022, legati ai tempi medi di attesa per chi, tra le mani, stringe un’impegnativa di tipo D: differibile, paziente da visitare entro un mese. E invece no, bisogna attendere anche più di sei mesi e l’alternativa, ovvio, resta quella di pagare per farla in intramoenia, in attesa che i dati di tutti i settori arrivino sotto gli occhi dell’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu, e prenda eventuali provvedimenti ad hoc. Rimane però il fatto, cristallino, certificato dai numeri della stessa Regione Sardegna, che mostrano una sanità sempre più a rotoli, dove chi paga può essere visitato, chi non può prega che, nel caso di una spirometria semplice o globale, si tratti solo di colpi di tosse passeggeri.
Ed emerge anche un altro fatto, scoperto dalla nostra redazione. Non è più così facile ottenere una spirometria nemmeno a pagamento, magari da un medico che, dopo decenni trascorsi a lavorare nel pubblico, in ospedale, da pensionato ha scelto di aprirsi un ambulatorio tutto suo, privato: uno dei dottori che abbiamo intervistato nei giorni scorsi ha infatti ammesso che, ormai da due anni, ha deciso di non fornire più la prestazione della spirometria. Il motivo? “Bisogna soffiare dentro un tubo, non lo fa una sola persona”. E, anche se appare scontato che l’igienizzazione tra una visita e l’altra sia garantita, il “rischio Covid” prevale sulla possibilità di erogare un servizio in più, ovviamente a pagamento.


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