Arzachena ospita la finale del campionato italiano paralimpico

Venerdì il convegno “Scuola, sport e integrazione”, sabato l’assegnazione del titolo a Cannigione

Per il quarto anno consecutivo, Arzachena ospita nel borgo di Cannigione la tappa finale del Campionato Italiano Paralimpico in acque libere che vale l’assegnazione del titolo nazionale. L’appuntamento si terrà sabato 23 settembre con partenza alle ore 16.00 dalla spiaggia Tanca Manna. La manifestazione è organizzata dall’associazione sportiva Progetto Albatross in collaborazione con la FINP Sardegna, il Cip Regionale, l’Inail Sardegna e il Comune di Arzachena.

Dopo Vietri sul Mare, Nemi, Villa San Giovanni e Arona, nel borgo di Cannigione sarà stilata la classifica finale maschile e femminile dei migliori nuotatori paralimpici di tutta Italia.

La gara prevede un lungo costa con partenza dalla spiaggia di Tanca Manna e arrivo alla spiaggia di Cannigione per una distanza di 3,5 km.

In gara atleti come Roberto Pasquini (favorito al titolo), Vittorio Abete, Antonio Boccia, e i sardi Nicola Azara e Francesca Secci. Ospiti della manifestazione anche due atleti internazionali, i russi Sergei Punko e Roman Makarov, vincitori delle Paralimpiadi di Londra 2012.

La gara sarà preceduta dal convegno “Scuola, sport, integrazione” in agenda venerdì 22 settembre, alle ore 10, all’auditorium di Arzachena in via Paolo Dettori. L’appuntamento è fortemente voluto dal delegato allo Sport del Comune di Arzachena, Valentina Geromino. Ospiti sono gli studenti del liceo scientifico e dell’istituto professionale alberghiero Arzachena Costa Smeralda che incontreranno gli atleti per conoscere da vicino il mondo sportivo paralimpico. «L’Amministrazione comunale, in accordo con gli organizzatori della manifestazione sportiva, crede nell’importanza di promuovere un momento di incontro con i giovani – spiega il delegato – l’obiettivo è quello di sensibilizzare i ragazzi sul tema dell’inclusione sociale in ambito sportivo. Lo sport, con i suoi valori intrinseci, è capace di abbattere barriere sia fisiche che mentali ed è un potente mezzo per lo sviluppo e la coesione all’interno di una comunità. Da questa esperienza vorrei che i nostri ragazzi capissero che nulla è impossibile se si affronta la vita con tenacia, passione e con tanta voglia di farcela».

 


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