Architetti e designer sardi, cosa resta dopo la Milano Week Design

Il bilancio di un evento che ha messo in vetrina il talento di giovani architetti e designer sardi

La Milano Week Design, ovvero la settimana in cui si è svolto il Salone del Mobile, si è conclusa il 14 aprile. L’evento che ha riconosciuto una forte importanza al made in Italy e al lavoro di architetti e designer, ha avuto una risposta significativa: i dati relativi all’affluenza, diffusi in un comunicato stampa dallo staff del Salone, contano infatti 386.236 presenze da 181 paesi. Ma come va inquadrato un successo di questo tipo?

«Quest’importante vetrina -commenta Teresa De Montis, Presidente dell’Ordine degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori della città metropolitana di Cagliari e della provincia del Sud Sardegna– ha saputo mettere in mostra quello che quotidianamente, come architetti, tentiamo di fare emergere. Tra i designer e i progettisti coinvolti nell’eccellente esposizione annuale, è cospicua la rappresentanza dei talenti sardi che ha saputo veicolare l’attenzione dei visitatori su progetti innovativi, non solo dal punto di vista del design ma anche da quello delle competenze tecniche. Spesso ci considerano elitari, ma alla Milano Week Design abbiamo saputo comunicare che la bravura di un architetto -che per inciso, secondo dati Inarcassa, in Italia guadagna mediamente 20.000 euro annui- emerge proprio quando si ha la necessità di abbattere le spese. Grazie alla conoscenza approfondita delle materie e all’abilità nella composizione possiamo dare alla luce progetti all’avanguardia, talvolta immaginando una nuova veste per i materiali più poveri che vengono trasformati in elementi di pregio e di lunga durata con costi ridotti.» Un esempio concreto sono i progetti che includono il sughero e i legni ricomposti o materiali di recupero, che acquistano nuova vita e rappresentano un’efficace soluzione dal punto di vista stilistico, economico ed ecologico. Si pensi anche ai pavimenti in lastre di cemento, realizzati con moduli che singolarmente non possiedono gran valore ma che nell’insieme diventano, se bene assemblati, un prodotto di alto design. Ma se l’evento dedicato all’architettura e al design industriali ci ha dato modo di mettere in evidenza quanto i talenti nostrani siano abili nel calibrare ad arte luci, forme e materiali per realizzare manufatti che attraggono le attenzioni di tutto il mondo, resta ancora qualcosa da dire: «La Milano Week Design ha insegnato a tutti che la bravura del professionista sta nell’innovativa combinazione degli elementi; tuttavia -conclude De Montis, c’è dell’altro. Punto di forza di un progettista è anche quello di saper produrre plusvalore per la collettività, grazie a una formazione che gli consente di prospettare soluzioni attente al contesto urbano e paesaggistico, e di cogliere, rispettandola, la vocazione dei luoghi e degli edifici. Ogni investimento dev’essere doppiamente ottimizzato a prescindere dalla sua entità e veicolato non solo per incrementare il valore dei singoli immobili riducendo la necessità di ricorrere a frequenti modifiche, ma anche per valorizzare le nostre città in ogni scelta progettuale che si compie».


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