Antonio di Quartu, negozio aperto ma zero incassi: “Stremati dalle tasse del Governo Conte”

Gestisce un’attività di ricambi per auto, Antonio Congia, 48 anni, e per lo Stato può continuare a tenere aperto nonostante l’emergenza Coronavirus: “Incassi crollati del 70 per cento, ho rinunciato allo stipendio pur di pagare i dipendenti e le banche non mi fanno più credito”

La sua attività lavorativa non rientra tra le tante sbarrate a causa dell’emergenza Coronavirus, anzi. Chi ha una rivendita di ricambi per auto può continuare a tenere aperto, ma può chiedere il doppio “salvagente” del bonus di 600 euro e del finanziamento (tranche più bassa di 25mila euro). Eppure, aver tenuto la serranda sollevata, ad Antonio Congia, uno dei due titolari di un’autoricambi a Quartu Sant’Elena, non è servito a molto: “Molte spese e incassi crollati sino al settanta per cento. La gente non viene, siamo considerati essenziali ma solo per lo Stato. Io e il mio socio abbiamo quattro dipendenti, siamo riusciti a pagarli rinunciando ai nostri stipendi e, dopo aver dato fondo al plafond con la nostra banca, non ci viene concesso nessun prestito nonostante la nostra sia un’attività storica, aperta nel lontano 1984”, spiega Congia. “Ho già pagato gli F 24, non ha senso che il Governo abbia deciso di sospenderli perchè tanto, tra due mesi, li avrei dovuti pagare lo stesso”.

Traspare tristezza dalle parole di Congia: “Il Governo Conte avrebbe potuto bloccare tutte le tasse, anzichè continuare a pretenderle. Oltre a quelle, infatti, ho dovuto pagare i fornitori e le bollette. Siamo davvero stremati”, confessa il 48enne, “sono riuscito ad essere in regola anche con l’Inps, ma ora i risparmi sono davvero terminati”.


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