Alessandro Mereu di Assemini, sopravvissuto di Nassirya: “Vorrei che mio figlio indossasse la divisa”

Si trovò quasi per caso nel piazzale della base “Maestrale” un attimo prima che , un’autocisterna imbottita da quattrocento kg di esplosivo, esplose in maniera terrificante. Ha ottenuto i benefici come vittima del terrorirsmo e oggi gestisce un B&B a Pula

Sono trascorsi sedici anni da quell’infame mattina di Nassirya, il giorno in cui tutta la coscienza nazionale degli Italiani si ritrovò unita in un unico e indissolubile abbraccio che si strinse attorno ai familiari dei caduti e dei sopravvissuti; tra loro, l’ex caporal maggiore dell’esercito, in forza la 151° Reggimento fanteria “Sassari”, Alessandro Mereu di Assemini. Quella triste mattina si trovò quasi per caso nel piazzale della base “Maestrale”, proprio un attimo prima che , un’autocisterna imbottita da quattrocento chilogrammi di esplosivo, si introdusse forzatamente nel piazzale, per poi esplodere in maniera terrificante.

Alessandro Mereu, quando ogni anno arriva il dodici novembre, cosa ti passa per la mente?

Penso di essere stato fortunato, la vita è fatta di fatalità, sono uscito vivo da attimi terribili di cui è molto difficile raccontare le sensazioni.

A sedici anni di distanza. Chi è oggi Alessandro Mereu?

E’ un uomo che si è formato nel tempo, grazie alle esperienze e valori maturati durante la mia permanenza nell’esercito, un tratto di vita che mi ha fatto crescere, maturare, soprattutto nell’interpretare il proprio ruolo nella società, rispettando le regole.

Quella mattina in tua compagnia, c’erano il Maresciallo Silvio Olla ed il Sottotenente Ficucello, che ricordo hai di loro?

Il Maresciallo Olla lo vedevo come un “colosso” d’uomo, leale e sincero, una persona che sapeva indirizzare i suoi sottoposti nelle scelte giuste, ma anche un punto di riferimento per noi giovani che eravamo così spaesati davanti ad una missione così importante. Era dolce e sereno ed il suo ricordo lo porto sempre con me. Ficucello era un impiegato di banca che aveva scelto di servire il proprio Paese in un momento importante, il papà era un generale dell’esercito. Lui aveva scelto la divisa perché sentiva il richiamo della Patria.

Alessandro, tu sei una vittima del terrorismo e come tale hai ottenuto i benefici della legge 3 agosto 2004, n. 206, di cosa ti occupa oggi?

Ho trentotto anni e mi sono formato una famiglia, ho un figlio di dodici anni e sono felicemente sposato, non riuscivo a stare fermo con le mani in mano e questo mi ha portato a realizzare una piccola impresa, due Bad and Brekfast a Pula, che ho voluto chiamare “Villa Mereu”. Mi impegna tanto, ma sono soddisfatto, penso che in Sardegna ci siano molte possibilità per i giovani imprenditori ma manca il coraggio e spesso anche il supporto concreto delle istituzioni.

Hai lasciato la divisa circa dieci anni fa, cosa pensi dell’Esercito?

E’ una grande Istituzione che mi ha fatto crescere tanto dal punto di vista umano e professionale, non a caso dopo l’attentato ho continuato a svolgere il mio servizio con entusiasmo, mi sono sempre sentito onorato di vestire l’uniforme. Oggi dopo tanti anni, sento l’obbligo morale di ricordare solennemente chi ha condiviso con me la tragedia di Nassirya, certe volte mi sono sentito “snobbato” da alcune cerimonie di commemorazione, ma di questo non posso farne un dramma.

Mi hai detto che tuo figlio ha dodici anni, quando ne avrà diciotto, gli consiglierai di vestire la divisa?

Penso proprio di si, almeno un anno, un’esperienza che a parer mio potrebbe essergli utile per maturare alcuni concetti, per potersi introdurre in un sistema organizzato, fondato su regole e norme precise e condivise. Certo, poi sicuramente dipenderà dalla sua volontà, ma come genitore, penso che il consiglio di fare almeno un anno di militare, sia quello giusto.

C’è qualcosa che avresti voluto dire in quei giorni tristi di Nassirya e che non hai mai detto?

Avevo appena ventidue anni e poca esperienza, mi sono ritrovato travolto da eventi di portata enorme, sicuramente non sarei mai riuscito a trovare le parole adatte, ma oggi una cosa penso davvero di poterla dire: il grande affetto dei miei genitori e della mia famiglia, roba da brividi, anche loro hanno vissuto con me quest’avventura che non dimenticheremo mai!