“Al Brotzu migliaia di ore e festivi non pagati ai dipendenti, siamo sempre più vicini allo sciopero”

La guerra del personale sanitario del più grande ospedale della Sardegna sta, ormai, per scoppiare. A vuoto la possibile pace con la direzione, la denuncia di 5 sindacati: “Atteggiamento di sfida ai danni dei lavoratori, il disastro ormai è sotto gli occhi di tutti”

L’ultimo tentativo per evitare la paralisi, al Brotzu, è fallito. E ora ci sono cinque sindacati (Usb, Nursing Up, Nursind, Fsi e Cisna) sono pronti a fare incrociare le braccia a tutti i loro iscritti. E c’è anche una guerra tra sindacati. Il direttore generale, stando a quanto spiegano i rappresentanti sindacali, “ha incontrato i sindacati che non hanno aderito allo stato di agitazione”, cioè “Cgil, Cisl, Uil e Fials. Il direttore generale sfida i indacati che hanno proclamato lo stato agitazione in previsione dello sciopero e, ignorando le procedure di raffreddamento da tenersi con la prefettura, ha convocato “una riunione sindacale aziendale violando le procedure  finalizzate ad evitare lo sciopero.  Le norme che regolamentano le procedure di raffreddamento e di conciliazione  non sono interpretabili. Le gravissime problematiche organizzative ed economiche che abbiamo inserito nella vertenza, pagamento produttività, riconoscimento e pagamento delle migliaia di ore lavorate in eccedenza e ignorate dall’azienda, fasce e festivi infrasettimanali non retribuiti, attività trapianti, assunzioni, e vari regolamenti organizzativi, necessitano di un’attenta analisi e impegni seri. Vogliamo chiudere un accordo al tavolo prefettizio, senza di questo come da norma restano bloccate le relazioni sindacali”.  E i venti di sciopero si sono già trasformati in tempesta.
“La convocazione odierna è stato un goffo e vano tentativo utilizzato per distogliere l’attenzione alle drammatiche condizioni in cui vivono oramai da diversi anni i lavoratori e le lavoratrici di tutte le unità operative sanitarie, tecniche e amministrative”, denunciano i cinque sindacati. “Dopo sei mesi dall’insediamento  non ci aspettiamo niente di buono. Il disastro è sotto gli occhi di tutti, così non si può continuare ad andare avanti i diritti dei lavoratori vengono calpestati con gravi ricadute sulla qualità dell’assistenza offerta ai pazienti. È proprio vero, il lupo perde il pelo ma non il vizio, basta vedere il penalizzante accordo sottoscritto nel 2021 che ha visto distrarre centinaia di migliaia di euro a svantaggio di produttività e fasce. Ad oggi, la verità è che abbiamo un’azienda ospedaliera al collasso che naviga a vista con una macchina sanitaria e amministrativa completamente azzoppata. Nel prendere atto dell’atteggiamento di sfida a danno delle lavoratrici e dei lavoratori, è evidente che siamo  sempre più vicini allo sciopero generale”.


In questo articolo: