AAA edicole vendesi: sempre più chioschi chiudono in città

Giornali cartacei in crisi, edicole che chiudono una dopo l’altra in tanti quartieri di Cagliari e in pieno centro. L’inchiesta di Eleonora Vacca con le voci di edicolanti e sindacalisti di categoria

Un lento declino che non sembra destinato ad arrestarsi: a Cagliari ennesimo chiosco che chiude nel giro di poco tempo.  “Con un guadagno che si aggira dai 17 ai 20 centesimi a copia, con vendite in costante calo, è impossibile lavorare”.

In città sono sempre di più le serrande di edicole che si abbassano per non riaprirsi e basta fare una ricerca nei famosi siti di compravendita per trovare parecchie inserzioni in cui queste attività commerciali vengono messe in vendita o si prova a cederle in affitto.

C’è anche chi, come Sergio, ormai la sua edicola di Pirri l’ha già chiusa e prova disfarsi della licenza. “E’ impossibile lavorare così, i conti non tornano mai. Le vendite dei quotidiani si sono ridotte ad un terzo rispetto a prima. Con un guadagno che si aggira dai 17 ai 20 centesimi a copia, quanti giornali bisogna vendere per arrivare a fine giornata”? Non solo i guadagni risicati, ciò che lamenta Sergio è anche un sistema contorto che andrebbe totalmente riformato. “Con la liberalizzazione i giornali possono essere venduti anche nei supermercati, dove spesso le persone li sfogliano indisturbate per poi rimetterli a posto. Per non parlare degli abbonamenti online, destinati ad essere venduti solo dagli editori. Tra i tanti obblighi che la nostra categoria deve rispettare, ad esempio, c’è anche l’impossibilità di decidere autonomamente il giorno della chiusura. Dobbiamo compilare una domanda da dare all’agenzia che ci fornisce le copie che a sua volta la gira agli editori. Non riesci a lavorare così, tutti stiamo svendendo per lo stesso motivo”.

Parla di una revisione globale del sistema anche Rossella Monni, rappresentante dello Snag: “La rinascita delle edicole potrebbe passare da una revisione globale del sistema, in sinergia con gli altri sindacati, noi stiamo lavorando in questa direzione. C’è bisogno di far tornare le persone nelle edicole, che rappresentano dei punti di cultura. La situazione in cui si trovano è drammatica e le motivazioni di questo processo iniziato da alcuni anni, dove spiccano la crisi e le nuove modalità di fruizione delle notizie, sono davvero tante”.

Poche luci e qualche ombra emergono anche nei dati forniti dalla Federazione nazionale giornalai (Fenagi) della Confcommercio. Al 31 agosto 2014 le imprese registrate nell’isola erano 601, 5 in più rispetto ad aprile 2015, quando i rivenditori di giornali riviste e periodici che resistevano alla crisi erano 596. Di questi, 96 si trovano nel capoluogo.   


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