A Sanluri in mostra i reperti dell’età punico-romana del Medio Campidano

Al via il restauro di anfore e collane rinvenute 50 anni fa durante gli scavi che regalarono preziosi ritrovamenti oggi esposti nelle teche di mezza Sardegna.


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La città delle meraviglie aggiunge un altro importante tassello per la valorizzazione e la conoscenza di ciò che fu in passato: non solo il castello medioevale che, ancora oggi, conserva, pressoché intatto, anche l’arredamento della giudice Eleonora d’Arborea, la rievocazione de “Sa battalla”, dove litri di sangue furono versati per proteggere la terra sarda, o i musei dei cappuccini e del pane e della panificazione del civraxu, la casa che si prefigge di conservare e tramandare nel tempo le antiche usanze legate alla tradizione contadina e alla lavorazione del pane tipico di Sanluri, bensì anche tutto ciò che era ben custodito, per secoli, sotto la terra nelle campagne della città. Anfore, spade, corredi funerari, gioielli  che furono spolverati durati una campagna di scavi avvenuta circa 50 anni fa e che regalò un’impronta preziosa, raccolta e conservata, ancora oggi, in molte sedi isolane dedicate ai reperti archeologici. Un tuffo nel passato, insomma, che non è stato del tutto svelato: nei locali comunali, infatti, sono conservati molte di queste testimonianze, pressoché intatte, e che, presto costituiranno un altro museo, da aggiungere ai tre già esistenti in città. Un’opera finalizzata alla valorizzazione del territorio e alla volontà di far conoscere un altro pezzo di storia, il tassello, uno dei tanti, mancante di cui, in tanti, ignorano persino l’esistenza. Il passato piace assai, la dimostrazione giunge dai biglietti staccati da chi ha in gestione il patrimonio, e per gli studiosi, affamati di tutto ciò che conserva stratificazioni di terra e polvere, è oro da maneggiare. “Abbiamo dato l’incarico ad una archeologa, la stessa che da giovane partecipò a questi scavi nelle campagne di Sanluri, Cristina Paderi, di selezionare i reperti migliori, pulirli e con il sanlurese Cristian Sanna, laureato in beni archeologici, e i responsabili del polo museale decideremo dove e come esporli” ha spiegato Alberto Urpi. “Sanluri potrà scoprire i suoi segreti archeologici, dal pre nuragico all’età punico-romana; questa parte di identità storica e archeologica è ancora all’oscuro di molti dei suoi cittadini, e finalmente, la cultura umanistica ha incontrato il sostegno di una persona che ha dimostrato una sensibilità feconda, così che, una volta tanto, l’antichità potesse ritornare a noi” ha espresso Sanna.

“Torneranno a contemplare la luce i grandi padri nuragici, quelli punico-romani, che qui hanno abitato e contribuito nello sviluppo di Sanluri come centro di snodo fondamentale per il Campidano, lasciando insediamenti che hanno rappresentato, secondo la ricostruzione dello storico Attilio Mastino, la sede degli scontri tra Amsicora e l’Urbe latina.

Troveremo che, tra le zolle della terra dei campi indorati, molti e antichi uomini hanno lasciato una grande eredità”.

I primi passi verso la scoperta di Sanluri in età antica, insomma. Ora, non resta che attendere per poter ammirare i cimeli del passato.


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