A Quartu dopo l’inferno in Libia, salvato dalla strada: “Kwabena ha conquistato permesso di soggiorno e lavoro”

La storia di un 32enne ghanese accolto da Marisa Melis, pensionata e presidentessa di un’associazione di volontariato: “In un maneggio lo pagavano solo 400 euro e dormiva in un tugurio. Sta imparando l’italiano, presto darà l’esame. L’ho assunto come collaboratore domestico, vuole restare qui e riabbracciare presto la figlioletta”

L’ha conosciuto durante le lezioni di equitazione e, quando l’ha visto in difficoltà, senza più niente tra le mani se non una coperta per proteggersi dal freddo, ha deciso di accoglierlo nella sua abitazione. E, in pochi mesi, è riuscita a ridargli una piena dignità e un permesso di soggiorno fondamentale per non rischiare di dover tornare in Africa. Marisa Melis, pensionata di Quartu e presidentessa dell’associazione di volontariato Mondi Paralleli, viene chiamata mamma da Kwadena Twum, 32enne ghanese. La sua è una storia difficilissima: “Era arrivato in Libia per lavorare come muratore. Poco dopo, però, era stato rovesciato il governo di Gheddafi e lui ha affrontato il deserto, vedendo morire i suoi amici, per raggiungere le coste e partire”. Il 32enne era sbarcato a Lampedusa: “Quando ha capito di essere in Italia voleva andarsene perchè in Ghana abbiamo la fama di essere tutti mafiosi. Ha trascorso un periodo nel centro d’accoglienza di Bari, poi l’hanno trasferito in Sardegna”. Kwabena Twum arriva proprio a Cagliari, vive per qualche mese in un appartamento pagato dalle istituzioni e lavora in un maneggio: “Lo pagavano 450 euro al mese e, quando non ha avuto più l’altro alloggio, doveva darne 150 per vivere quasi in un tugurio”. Nel 2018 scade il permesso di soggiorno, il giovane africano diventa a tutti gli effetti un clandestino e fa subito la domanda per il rinnovo: “È andato a Roma, ha dovuto spendere 200 euro. Intanto, però, aveva perso il lavoro ed era finito in strada”.
Ed è proprio dalla strada che Marisa Melis ha deciso di portarlo via, a casa sua: “Con l’aiuto di mio marito e di mia figlia l’abbiamo fatto integrare al meglio. Ha svolto tante lezioni per imparare la lingua italiano, facendo anche corsi di alfabetizzazione. Senza permesso di soggiorno, però, non poteva svolgere l’esame finale”. Il permesso è arrivato poche ore fa, direttamente dalla questura: “Mi hanno confidato che la sua pratica era rimasta chiusa in un cassetto a Bari, assurdo. Per proteggerlo ancora di più gli ho anche dato un lavoro, assumendolo come collaboratore domestico”. Ma il suo futuro, Kwabena, lo immagina diverso: “Posso fare qualunque lavoro, voglio restare qui in Sardegna e riabbracciare, spero presto, la mia figlia di dodici anni che vive ancora in Ghana, e restare qui con mamma Marisa”. Il suo angelo. Marisa Melis è sicura: “La bimba non può entrare in Italia se il papà non ha una busta paga di almeno 9mila euro l’anno. Lui è pronto a fare qualsiasi lavoro, ovviamente legale”. E la sua nuova mamma speciale è netta: “Quando gli hanno proposto, in un maneggio, 15 euro al giorno per tante ore di lavoro, sono intervenuta subito: non è una paga, quella, è un caporalato”.


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