A Palau “Macbettu” di Alessandro Serra

Interessante progetto drammaturgico in cui s’intrecciano gli elementi magici – come l’apparizione delle Sorelle Fatali – del “Macbeth” di William Shakespeare alle suggestioni degli arcaici riti del Carnevale in Sardegna

Il fascino dei canti e delle danze rituali nelle celebrazioni del Carnevale in Sardegna per una mise en scène contemporanea del “Macbeth” di William Shakespeare: s’ispira al celebre dramma scozzese e alle liturgie pagane dell’antico Carrasegare il progetto del “Macbettu” firmato dal regista Alessandro Serra (fondatore e direttore artistico della Compagnia Teatropersona), che debutterà in anteprima – in forma di primo studio – nella “prova aperta” al pubblico (con ingresso libero) in programma martedì 9 settembre alle 21.30 al CineTeatro Montiggia di Palau (sotto le insegne del CeDAC, con il sostegno dell’amministrazione comunale della città gallurese).
Non (ancora) uno spettacolo compiuto, ma la visione di azioni e coreografie frutto del lavoro di studio e scrittura scenica compiuto durante le prime otto giornate dell’Atelier di creazione teatrale condotto dall’artista di origine sarda (anzi lulese) a Palau, con la partecipazione di attori come Giovanni Carroni del Bocheteatro, il turritano Maurizio Giordo (reduce da una fortunata tournée con il suo “Giullare”), Felice Montervino e Marco Sanna, oltre ad Andrea Bartolomeo e all’inglese Francis Pardeilhan.

Un cast variegato per un interessante esperimento teatrale che mescola l’inglese elisabettiano e le sonorità e i ritmi della lingua sarda, il mondo magico evocato dalle Sorelle Fatali, tra improvvise apparizioni e profezie “pericolose”, e i riti dionisiaci delle feste agrarie che simboleggiavano, dopo i falò di Sant’Antonio, l’eterno ritorno della primavera. La ricerca di una vocalità – attraverso la parola e il canto – e di una gestualità adatta a rappresentare un popolo di sacerdoti e guerrieri, protagonisti di una mise en scène rigorosamente – e filologicamente – “al maschile” ha prodotto un magma di “materiali” e spunti, tra le possibili varianti di una singola scena e la definizione di un codice espressivo e narrativo che comprenda e giustifichi il tragico inganno, la seduzione terribile del male, la vertigine e la sete del potere.
La trama è nota: due valorosi condottieri, fedeli al re Duncan – Macbeth, barone di Glamis, e Banquo – s’imbattono improvvisamente, di ritorno dal campo di battaglia, nelle strane creature che predicono loro un avvenire glorioso; la promessa del trono accende nell’animo del primo, e specialmente della sua consorte, che ne diviene complice e istigatrice, un’ambizione sfrenata. Macbeth diverrà sovrano di Scozia, ma il potere conquistato con il sangue, a costo di tradimenti e delitti, e difeso con nuove stragi di nemici reali e immaginari, si rivelerà effimero e le stesse streghe che gli avevano annunciato la corona annunceranno, con parole ambigue, la sua sventura.

Il “Macbettu” fonde in una singolare “contaminazione” di segni ancestrali e moderna sensibilità, due universi remoti e solo apparentemente non comunicanti: l’immaginario medioevale, popolato di streghe e fantasmi e il folklore dell’Isola, in cui è ancora vivo e presente il ricordo del legame tra l’uomo e le misteriose forze della natura, con la necessità – e impossibilità – di soggiogarle, nella quotidiana lotta per la sopravvivenza, attraverso il rito che solo consente di dialogare con l’inconoscibile.
L’idea di una mise en scène del capolavoro del drammaturgo inglese in cui gli elementi fantastici e le profezie delle streghe s’intrecciassero ai segni e ai simboli delle celebrazioni tradizionali del Carnevale in Sardegna – tra maschere e sequenze “danzate” che rimandano alla caccia e al dominio dell’uomo sulla natura, ai tempi della vita e al ciclo delle stagioni, con infinite declinazioni, eco di credenze ancestrali – è scaturita da un reportage fotografico tra Mamuthones e Issohadores, Boes e Merdules, le giostre equestri e la maschera de sa Filonzana (filatrice di destini, come le Parche).

Sottolinea il regista Alessandro Serra: «pur avendo ben chiare fin dall’inizio le linee direttrici del progetto del “Macbettu” – come la mise en scène filologica, e quindi rigorosamente al maschile secondo la tradizione del teatro elisabettiano – sarebbe una forzatura anticipare i risultati di un processo creativo e compositivo ancora agli esordi: posso dire che in questi dieci giorni cercheremo di produrre materiali interessanti in vista della futura produzione; e presteremo una particolare attenzione all’aspetto sonoro, quindi alla “phonè”, tra canti e peculiarità vocali che caratterizzano la lingua sarda e quella inglese (escludendo quindi l’italiano)».

Frutto di queste prime esplorazioni in terra sarda (dopo il primo capitolo nella scorsa primavera, e la seconda tranche dell’Atelier Macbettu dal 1 al 10 settembre a Palau) il primo studio del “Macbettu” ideato da Alessandro Serra vedrà quindi la luce in anteprima nazionale martedì 9 settembre alle 21.30 al CineTeatro Montiggia di Palau (con ingresso libero). Il rendez-vous sarà un importante momento di confronto tra artisti e spettatori, che potranno così assistere da vicino al districarsi, da un nucleo denso di suggestioni teatrali ed etnografiche, di una scrittura scenica da cui prenderà forma la mise en scène definitiva.
Con l’“Atelier Macbettu” Palau si apre – ancora una volta – alla drammaturgia contemporanea, con l’obiettivo di provare a far vivere nell’arco dell’intero anno lo spazio del CineTeatro Montiggia, ospitando oltre alla stagione di prosa e ai vari eventi legati alla musica, al teatro e alla danza, anche le varie fasi di realizzazione di un’opera, trasformandolo così in sede e centro di produzione. Un esperimento – e una scommessa – intrigante, condivisa con il CeDAC, per un laboratorio culturale nella città gallurese già ricca di stimoli e curiosità per le diverse forme di espressione artistica.
«Un ringraziamento particolare – ricorda il direttore artistico del CeDAC Valeria Ciabattoni – va quindi all’amministrazione comunale che ha scelto di investire nel progetto, offrendo ospitalità agli attori e al regista del “Macbettu”» sposando l’idea quanto mai attuale delle residenze artistiche come forma di produzione e di incontro, confronto e dialogo tra artisti e pubblico.


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