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A Capoterra un villaggio da dedicare ai malati di Alzheimer

di Valeria Putzolu
31 Marzo 2024
in sulla-sulcitana

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A Capoterra un villaggio da dedicare ai malati di Alzheimer

Un villaggio da dedicare ai malati di Alzheimer in cui poter ricreare ambienti idonei e protetti per donare stimoli e spunti a chi non riesce a ricordare più nemmeno la propria identità: mozione presentata in consiglio e approvata all’unanimità per individuare un’area comunale dove poter far sorgere “Un villaggio reale per una nuova vita, dove continuare a vivere”. Non è solo uno slogan bensì una necessità per chi soffre di questa patologia devastante e che causa un dramma indescrivibile per chi ne è affetto e per i familiari che, tra dolore e sconforto, cercano in tutti modi di donare qualche stimolo alla mente di chi non ricorda nemmeno il proprio nome. A presentare la proposta, prima firmataria, è stata Silvia Cabras, che ha illustrato il progetto ripercorrendo, passo dopo passo, l’esistenza di quello presente a Monza: “Si è pensato a un vero e proprio villaggio così da permettere ai pazienti di condurre una vita quasi normale e di sentirsi a casa ricevendo nel contempo le cure necessarie. Oltre ad appartamenti strutturati per accogliere ciascun malato, il Villaggio è arricchito dalla presenza di negozi, di un teatro, di una cappella, di un bar e mini-market, il tutto con l’obiettivo di offrire alle persone di mantenere il più a lungo possibile la propria quotidianità e quindi le abilità residue.

In tutti i percorsi dovrano essere previsti dispositivi non invasivi per il monitoraggio dei pazienti, mentre il giardiniere, il cassiere, la parrucchiera, sono operatori con una formazione specifica per assistere questi anziani, senza sostituirsi a loro, ma fornendo un adeguato sostegno all’autonomia residua e un aiuto nelle difficoltà quotidiane. Più che semplici assistenti, si tratta di professionisti in grado di riconoscere i bisogni della persona con demenza e di garantire interventi mirati, sostenendo le competenze decisionali della persona”.

 Un progetto di innovazione che si estende a chi soffre di disturbi cognitivi e che richiederà  sinergia con la Regione Sardegna, con la ATS, con i Comuni del Plus Area Ovest, con altre agenzie che vogliano partecipare alla realizzazione dello stesso nel nostro territorio, attraverso le tecnologie abilitanti dell’Ambient Assisted Living e nuove metodologie di gestione e analisi.

Nuovi modelli adattativi e organizzativi, insomma, in grado di fornire monitoraggio, assistenza e sostegno sia alle persone affette da demenza sia ai loro caregiver.

“Il progetto degli arredi si basa sulla considerazione che gli ambienti di vita dedicati alle persone con limitazioni o degrado dei sistemi cognitivi possano e debbano essere considerati come luoghi interattivi: essi possono fornire risposte ai bisogni legati alla perdita di orientamento spazio temporale, di agnosia e aprassia” si legge nella mozione.

“La stimolazione contemporanea di alcuni canali sensoriali attraverso impulsi provenienti dall’ambiente attiva delle reazioni comportamentali che possono aiutare la persona a riacquisire alcune abilità, rendendola così più autonoma ed in grado di svolgere le attività della vita quotidiana. Gli oggetti di arredo spesso riconducono la memoria a ricordi e stati d’animo che aiutano a sentirsi a proprio agio anche in spazi abitativi che non sono quelli che ci hanno accompagnato per tutta la vita; la funzionalità degli arredi e la facile comprensione del loro utilizzo aumenta la sensazione di adeguatezza e di tranquillità nel compiere azioni quotidiane che per talune persone possono non essere così semplici. In quest’ottica il progetto degli elementi di arredo diviene uno studio di sistemi complessi quali: contenitori e accessori sensorizzati per il monitoraggio della persona con demenza all’interno degli ambienti di vita, come ad esempio il letto specifico con particolare attenzione alle correlazioni tra residente, operatori professionali e caregiver, o la televisione (una sola nell’intera unità abitativa) dotata di meccanismi di controllo emozionale”. Un progetto che consente di affrontare la malattia con l’applicazione pratica di un modello relativamente nuovo e progressista: le diverse forme di demenza, di cui il morbo di Alzheimer è la più importante, secondo i dati recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità colpisce nel mondo 35,6 milioni di persone, soprattutto fra gli ultra sessantacinquenni; 10 milioni sono i nuovi casi ogni anno, 1.241.000 i malati diagnosticati in Italia, 37,6 miliardi i costi sanitari associati alla malattia. Con un’incidenza notevole delle patologie neurodegenerative (un caso ogni 3 secondi), si stima che nel 2030 i malati di Alzheimer saranno quasi 75 milioni.

Il progetto realizzato a Monza è costato circa 9 milioni di euro, di cui 6 già finanziati da alcune famiglie di benefattori monzesi, più Fondazione Cariplo e Fondazione Comunità Monza e Brianza. Ne mancano ancora 3, per i quali Mauri ha fatto appello a Regione e Comune di Monza. Un impegno di risorse economiche non indifferente che potrebbero essere reperite, appunto, grazie all’unione delle forze di tutti.

Tags: capoterra
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