110 morti in un anno nelle strade sarde: la mobilità insostenibile

L’intervento di Francesco Accardo

di Francesco Accardo

17, 21 e 27 anni. È questa l’età dei tre ragazzi morti nell’ incidente di sabato mattina a Is Pontis Paris.

 

Nel pieno della settimana europea della mobilità sostenibile, momento di sostanziale autocelebrazione di comuni ben poco virtuosi, regione totalmente assente nel campo dei trasporti e docenti spesso occupati – tra conferenze e incontri pubblici – a individuare i colpevoli della mancata pianificazione in Sardegna (tra l’altro dimenticando di portarsi appresso uno specchio), sarebbe bene ritornare alla realtà delle cose.

 

Mobilità sostenibile non è solamente energie rinnovabili, car sharing, piste ciclabili e pedonalità. Non si può illudere la collettività parlando di mobilità sostenibile senza affrontare l’incidentalità, l’elemento complessivamente più gravoso nella mancanza di una sostenibilità trasportistica nell’isola.

 

Nel 2015 i morti in incidente stradale in Sardegna sono stati 110, erano 98 nel 2014 e 123 nel 2013. Il numero di feriti supera ogni anno le 5000 unità. Si tratta di numeri pazzeschi, cifre elevate e percentualmente al di sopra della media nazionale pensando all’esiguo numero di abitanti residenti nell’isola. Numeri paragonabili a quelli di un grande evento catastrofico: come se ogni tre anni si verificasse in Sardegna un terremoto della portata di quello di Amatrice o dell’Aquila.

 

Insostenibile.

 

Il costo sociale degli incidenti in Sardegna, vale a dire il danno economico subito dalla società, vera e propria quantificazione economica degli oneri che a diverso titolo gravano sulla società per un incidente (danni patrimoniali, danni amministrativi, costi sanitari, costi sanitari, etc.), si aggira per il solo 2014 attorno ai 420 milioni di euro, somma del costo sociale degli incidenti, dei feriti, dei morti. Si tratta di una cifra spaventosa: 255 euro a persona all’anno, 590 euro a famiglia. Una tassa sui rifiuti.

 

La settimana europea della mobilità sostenibile sia dunque per le associazioni un momento di confronto non solo per affermare che le biciclette sono migliori delle auto o che chi va a piedi inquina meno di chi si muove in motorino, insulse banalità figlie di un approccio facilone e demagogico.

 

La settimana europea della mobilità sostenibile sia per la politica un momento di individuazione dei problemi. Problemi gravi e lievi che caratterizzano il sistema dei trasporti in un’isola a cui manca un coordinamento complessivo per la sicurezza stradale, affinché si individuino misure tecniche e di comunicazione e anche strategie comuni per ridurre l’incidentalità più grave nelle strade della Sardegna.

 

La settimana europea della mobilità sostenibile sia inoltre un momento di autocritica per l’Università di Cagliari: troppo indaffarata a mantenere lo status quo di corsi anacronistici, troppo distratta da una ricerca sperimentale lenta, inefficiente e priva di risultati concreti, troppo lontana dalle esigenze sociali, professionali e culturali di un mondo reale con dinamiche decisamente distanti dalla vita dorata del nostro Ateneo.

 


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