Il Zedda-puzzle della Cagliari da riaprire. Prima delle elezioni regionali

Riaprire lo stadio Sant’Elia, prima che sia troppo tardi. Riaprire anche i baretti del Poetto, facendo finta che i sigilli erano solo uno scherzo. Riaprire pure Tuvixeddu, fare presto a inaugurare almeno un pezzetto di parco, per zittire i signori del ...

Autore: Jacopo Norfo il 15/05/2013 01:45



Il Zedda-puzzle della Cagliari da riaprire. Prima delle elezioni regionali

Riaprire lo stadio Sant’Elia, prima che sia troppo tardi. Riaprire anche i baretti del Poetto, facendo finta che i sigilli erano solo uno scherzo. Riaprire pure Tuvixeddu, fare presto a inaugurare almeno un pezzetto di parco, per zittire i signori del cemento. Riaprire la pedana del Libarium, serve al popolo della notte. Riaprire prima possibile anche l’anfiteatro, ai turisti e magari un po’anche agli spettacoli. Riaprire l’ex deposito militare di Monte Urpinu, e regalarlo a Coldiretti. Riaprire i sentieri transennati di Calamosca, recuperando il loro panorama mozzafiato. Riaprire i parcheggi sbarrati del parco della Musica, prima che diventino una barzelletta. Riaprire con un nuovo bando gli Infopoint malinconicamente sprangati in via Roma. Riaprire con una nuova mega rotatoria La Palma al traffico. Ricordate la città dei lucchetti?   Ora cambia tutto: il sindaco Zedda, i suoi alleati e un pool di vari esperti sembrano contagiati dalla nuova sindrome della “Cagliari riaperta”. Per cancellare in fretta l’immagine della Casteddu delle chiusure. Se da un lato abbiamo assistito alle aperture culturali (anche il Gay Pride 2 è una di queste), sinora l’operato della giunta è stato massacrato dalle cartoline delle porte chiuse in faccia ai cittadini. Riaprite riaprite, qualcosa resterà. Nessuno però si è ancora preoccupato di capire cosa si troverà dentro quelle scatole vuote rimaste in naftalina per troppo tempo. Provate un secondo a immaginare come può essere il Sant’Elia adesso, in quali condizioni siano le gradinate. Provate a intuire cosa c’è sotto quella legnaia dell’anfiteatro, quel “capolavoro” delle giunte di centrodestra che sembra volutamente celato dietro un velo. Quali disastri storici ed ecologici si nascondano negli angoli della Cagliari vietata. L’immondezzaio-Tuvixeddu, le macerie di Palazzo Aymerich, la sabbia grigia del Poetto che sta per essere sventrata dai lavori per la grande passeggiata della Sella del Diavolo. E se sotto ci fosse ancora una distesa di amianto? Riaprite riaprite, possibilmente senza scattare col flash. Voltare pagina, restituire Cagliari ai cagliaritani: ottima idea, anche se portata avanti con una strana frenesia. Quasi irrefrenabile: il sindaco vuole recuperare consensi, dimostrare al Pd che la giunta è operosa. Riaprite l’Arena Sant’Elia, pazienza se non basterà neppure ad ospitare Jovanotti. Riaprite il centro storico ai pedoni. Riaprire è un gioco politico vincente: scaccia i fantasmi, d’altronde lo stesso Floris aveva battuto il record dei tagli del nastro. Solo che la passeggiata coperta del Bastione, quella dove pioveva dentro e che viene ricordata a Cagliari solo per uno sfigatissimo comizio di Rutelli, è ancora chiusa perché molte inaugurazioni erano un mix di Attak e furbizia. Che dite, riapriamo anche quella? Nel frattempo cade a pezzi anche il Bastione, il sindaco ha immortalato il disastro mettendo le foto su Facebook. Riapriamo anche il vecchio Charanga, poco più avanti? Ah no, è bloccato da uno spaventoso braccio di ferro legal-giudiziario.  La città dei dispetti non ama le iniziative vincenti, preferisce il gioco del guardarsi in cagnesco.  A volte ci sono strani intoppi, come i black out elettrici alla Marina  e in via Garibaldi. La città non è fortunata con l’elettricità, come dimostra l’episodio di ieri notte alla fontana della Bussola. Lo stretching delle opere pubbliche funziona meglio, è ormai pronto anche il maquillage di piazza Costituzione. Riapritela, ma al momento giusto. La verità è che il sindaco Zedda si è talmente risentito per le continue accuse di immobilismo, che adesso sta rivoltando la città come un calzino. Riaperta anche la trattativa coi dipendenti comunali in agitazione. Riaprire tutto, ma con una scadenza precisa: prima delle regionali del 2014. Perché il centrosinistra ha capito che a Cagliari potrebbe clamorosamente perdere anche le prossime elezioni.