Perché non avrei confermato Rastelli e al posto suo sarei andato via

Avrebbe potuto salutare da vincitore a giugno. Quello che doveva ottenere in questi due anni l’ha ottenuto. Ora se il Cagliari si conferma non aggiunge alcunché al suo curriculum e in caso contrario vanificherà quanto di buono ha fatto



di Nanni Boi

Sedici volte il Cagliari aveva fatto meglio dell’11° posto. Considerati i 37 campionati giocati in A fino all’ultimo terminato a fine maggio, e tenuto conto che altre due volte aveva ottenuto lo stesso piazzamento, significa che nelle rimanenti 18 occasioni aveva fatto peggio. Ragion per cui l’allenatore Rastelli sta in perfetta linea di galleggiamento. Ma allora perché è sempre nell’occhio del ciclone? Perché il gradimento  nei suoi confronti rasenta sempre i minimi storici nel tifo rossobù, nonostante la vittoria in carrozza in serie B con tanto di primo posto e la salvezza successiva senza alcun patema? Perché basta una sconfitta in amichevole a Olbia nel mese di luglio per ricominciare con la solita solfa ?(attenzione però, vista dal punto di vista dei bianchi di Bernardo Mereu è un risultato che rimarrà giustamente agli annali). E’ una domanda che mi faccio realmente, nel senso che una risposta precisa non ce l’ho, vado per sensazioni.

Quando mi chiedono cosa penso del tecnico di Torre del Greco trovo sempre argomentazioni positive e negative nel contempo. Gli trovo quella praticità ma anche quella fortuna che aiuta gli allenatori di successo e che me lo fanno apparire simile a Claudio Ranieri, e subito qualcuno insorge gridando allo scandalo perché per molti Ranieri è beato dai tempi della doppia promozione dalla C alla A col Cagliari, e dopo la conquista della Premier League è diventato santo. La similitudine forse sta nel fatto che non consideri entrambi dei grandi strateghi sotto il profilo tattico. Ranieri era un difensore arcigno anche se non è mai arrivato alle grandi squadre, ma poi se vai a vedere le difese delle formazioni che ha allenato non sono mai state il punto di forza delle stesse. E parlando di Rastelli sui gol subiti si potrebbe scrivere un poema. Quindi il miglior pregio del tecnico campano sono i dati di fatto, ovvero i risultati.

Ne aggiungo un altro, che ho ammirato per la verità più nella stagione cadetta che nell’ultima, cioè l’onestà intellettuale nella disamina delle partite, e la lettura delle stesse senza nascondere i difetti mostrati dai suoi. Tra gli aspetti negativi le troppe goleade subite che hanno finito per rendere meno appetibile il buon piazzamento finale (sono state un record negativo nella storia del Cagliari inutile nasconderlo), e con quelle la limitata valorizzazione dei giovani. Qui però le colpe vanno divise a metà con la politica societaria che per andare sul sicuro si è affidata ai giocatori maturi.

L’inversione di tendenza potrebbero essere i quasi 7 milioni spesi per i ’97 Romagna e Miangue, ma bisogna vedere poi se si punterà davvero su di loro o se faranno i comprimari. Mi rendo conto comunque di non aver ancora risposto al fatidico quesito: ma tu Rastelli lo avresti confermato? No. Non lo avrei confermato nei panni della società e non sarei rimasto neanche al posto suo. Non perché non sia all’altezza, semplicemente perché ritengo finito il suo ciclo al Cagliari. Sono stati due anni di crescita e assestamento per la squadra e per lui stesso, ma se anche si ripetesse il piazzamento dell’anno scorso (cosa tutt’altro che scontata) non aumenterebbe di un solo punto la sua quotazione. Egoisticamente al suo posto avrei lasciato da vincitore a meno che la società non gli avesse promesso un’adeguata campagna di rafforzamento per ambire a qualche piazzamento migliore. Cosa che non è avvenuta per via degli investimenti sullo stadio. Ma stando così gli intenti, cioè puntando alla conferma di quanto è stato fatto finora, Rastelli accettando di rimanere ha tutto da perdere. Almeno per come la vedo io.

Ultima modifica: 2 settembre 2017

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