L'Accabadora, il film di Enrico Pau al cinema: ecco l'anteprima

Grande attesa per "L'Accabadora" , il film di Enrico Pau in uscita nelle sale italiane il 20 aprile. Una storia originale in cui il ritratto di una Sardegna arcaica s'intreccia con la modernità. In anteprima una clip speciale: il regista svela a Cagliari Online gli elementi di una storia bellissima

Autore: Redazione Casteddu Online il 12/04/2017 01:35



L'Accabadora, il film di Enrico Pau al cinema: ecco l'anteprima

 
Grande attesa per "L'Accabadora" - il film di Enrico Pau con Donatella Finocchiaro, Barry Ward, Carolina Crescentini, Sara Serraiocco e Anita Kravos, Piero Marcialis, Camilla Soru e Federico Noli - in uscita nelle sale italiane il 20 aprile. Una storia originale in cui il ritratto di una Sardegna arcaica s'intreccia con la modernità. In anteprima una clip speciale -- un omaggio del regista Enrico Pau a uno degli interpreti, Simone Cruccu Garofano di San Gavino Monreale , prematuramente scomparso - e il toccante attitidu, il compianto delle donne di Ollolai.

Svela il regista Enrico Pau: "Morte, guerra, amore, la nostra storia ruota tutta intorno a questi tre elementi narrativi eterni. La cosa che mi interessa sempre di più come regista è esplorare gli angoli più nascosti della realtà, gli angoli dimenticati, dove scorrono vite invisibili, dimenticate dalla Storia. Annetta è uno di questi esseri umani la cui esistenza trascorre dentro un microcosmo “arcaico” (nel senso etimologico di cosa arcana, dimenticata). Questa distanza siderale di Annetta dal mondo, dalle sue luci, questo suo nascondersi nell’ombra, negli angoli della vita non è una scelta. In questo senso Annetta è inizialmente un personaggio tragico, le traiettorie della sua vita paiono disegnate al di là della sua volontà, il destino l’ha collocata in un luogo remoto, la sua vita è segnata dalla tradizione, dai riti di un mondo oscuro, per svolgere il ruolo di Accabadora che sua madre le ha trasmesso e la comunità le ha richiesto. Annetta vive in questa dimensione abitata da un distacco quasi sciamanico dal mondo, nasconde o meglio ignora i suoi sentimenti, ha acquistato tutta la durezza di cui aveva bisogno per svolgere il ruolo di Accabadora, per dare la buona morte. Eppure Annetta, come l’abbiamo immaginata, è lontana anni luce dallo stereotipo di Accabadora che la tradizione popolare e i pochi studi esistenti, ci hanno raccontato: una donna anziana, esperta di medicina naturale, capace di dare la “buona morte” ai malati terminali, in un mondo arcaico in cui, in mancanza di cure, esisteva, forse, la tacita accettazione per questa forma di pietas istintiva. La nostra Annetta è invece una donna ancora giovane e bella, a cui la madre ha imposto i segreti del rito con cui portare i malati alla fine delle sofferenze e dell’agonia. Ma questa condizione, come lei chiaramente dirà, l’ha sepolta, ancora bambina, in una fossa. Vive sepolta come fosse i suoi morti, accompagna i movimenti sotterranei della sua anima la presenza del suo primo “accabato”, per tragica fatalità proprio un bambino affetto da un male che fu endemico nella nostra isola: l’anemia mediterranea. Perché quella di Annetta è una vita non vita, una vita che deve avere a che fare continuamente con la morte. Ma, a differenza delle figure tradizionali, Annetta è abitata anche senza saperlo da un desiderio vitale di luce, di contatto, di amore e troverà proprio nel fallimento del suo ruolo tradizionale la forza di cambiare il suo destino. L’unica verità che ci ha guidato nel corso della nostra narrazione è quella del personaggio: non avevamo nessuna intenzione di recuperare una verità storica o antropologica. E la cosa più interessante che può succedere a un personaggio è la rottura del suo equilibrio, da lì si genera tutto. Per questo abbiamo colto Annetta in un momento di passaggio: è una cosa che riguarda soprattutto la sua vita, il suo passare da una condizione a un’altra, da un mondo sospeso, nelle sue forme immutabili, all’incertezza, all’indeterminatezza di una nuova condizione che comprende un valore inesplorato per lei: l’amore, nelle sue tante forme."

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