China City al posto di Bricosarda. “Una beffa, i cinesi non spendono nulla in Sardegna”

Ai bordi della 554 nasce l’ennesimo colosso del commercio cinese. Mancano solo i “contorni” dell’insegna, poi sarà il trionfo di abbigliamento, casalinghi e oggettistica varia. “Qui non investono un euro, mandano tutto al loro paese”



Ai bordi della 554 nasce l’ennesimo colosso del commercio cinese. Mancano solo i “contorni” dell’insegna, poi sarà il trionfo di abbigliamento, casalinghi e oggettistica varia. “Qui non investono un euro, mandano tutto al loro paese”
Il Cagliaritano diventa un terreno sempre più fertile per gli imprenditori cinesi. Gli affari, a quanto pare, viaggiano a pochi metri da dove sfrecciano le automobili: come nel caso della strada statale 554. E, per China City, si tratta di un bis, visto che esiste già in viale Elmas. Ma l’avanzata dei cinesi nel mondo del commercio viene vista come fumo negli occhi da molti lettori di Cagliari Online. E le dita puntate sono parecchie: c’è chi sostiene che così si leva il già poco lavoro disponibile per i sardi, chi è sicuro che neanche un centesimo viene speso dagli imprenditori con gli occhi a mandorla nell’Isola e chi liquida la vicenda con un rapido “Basta, non se ne può più”.
“Tutto molto bello, ma non versano una lira di Iva e non pagano le tasse, è certo che sono bravi, buoni e non rompono i c*******”, scrive Luciano Loddo. “Se lo Stato riservasse anche a noi lo stesso trattamento che da ai cinesi ci sarebbe una giusta concorrenza almeno nei prezzi, in quanto a qualità dei prodotti e qualità dei lavori penso non ci possa essere paragone con noi”, sentenzia Daniela Atzeni. Altri commenti: “Non hanno fatto aprire Ikea che avrebbe dato posti di lavoro a giovani sardi ma hanno preferito agevolare l’avanzata dei colossi cinesi che incassano e investono in Cina. I commercianti selargini che hanno fatto casino per l ‘apertura del Bricomen sono rimasti fregati da costoro”, afferma Anna Musu. Ne fa una questione di luogo di nascita Emanuela Ghironi. “Spero che non ci vada nessuno. Mi dispiace ma preferisco dare da mangiare a un italiano! Tanto dai cinesi non si risparmia più”. Roby Mapi: “Comunque adesso sono diventati cari anche i cinesi, non c’è più tanta convenienza”. Caustica Luisa Porcedda: “Zitti zitti sono la vera piaga del commercio mondiale. Succhiano i soldi qui e non investono 1 euro spendendolo in Italia, mandano tutto al loro paese!!”. Ste Pirex: “Che bello, ci voleva proprio, grazie Cina per tutto quello che ci dai, non vedo l’ora di buttare il mio tempo da voi”. Ma, lato economico a parte, c’è anche chi riconosce nei cinesi dei grandi lavoratori. “I cinesi sono qui e non fanno i mantenuti nostri almeno! Sono dei bravi commercianti e lavorano tanto! Hanno sicuramente più soldi di noi per rilevare uno stabile e far partire un negozio”, afferma Nicole Picciau. Pensiero simile è quello di Stefano Picariello. “Una cosa però che i cinesi fanno e noi non facciamo. Loro acquisiscono stabili in disuso, in genere strutture abbandonate, ed hanno il grande merito di rimetterle a nuovo, spesso e volentieri risanando condizioni di degrado, come in quest’ultimo caso”.

Ultima modifica: 14 novembre 2017

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