Cappellacci spiazza tutti: elezioni regionali il 16 febbraio

Con una mossa a sorpresa il governatore firma il decreto per convocare i comizi elettorali e mette in crisi il centrosinistra che è ancora alle prese con alleanze, programmi e soprattutto con il dilemma Barracciu. Sei candidati presidenti, all'appello mancano Grillini e sovranisti. 



Il governatore Cappellacci spiazza tutti e, con una mossa a sorpresa al termine del vertice pomeridiano a Villa Devoto, convoca le elezioni regionali per il 16 febbraio giocando d’anticipo rispetto alle altre due date in campo (23 febbraio e 2 marzo). Strategia perfetta: i principali avversari della coalizione di centrosinistra sono ancora impantanati con alleanze e dilemma candidato, il programma è ancora di là da venire e i conflitti interni sono all’ordine del giorno. Difficile, a questo punto, che si riesca nell’impresa di far fuori la candidata ufficiale Francesca Barracciu, indagata per peculato nell’ambito dell’inchiesta sui fondi ai gruppi consiliari: il tempo è poco, le idee ancora meno e dunque, a meno che domani dalla direzione di Oristano il Pd non tiri fuori un coniglio dal cilindro, probabilmente tutto resterà così com’è, nonostante le pressioni per sostituire la candidata vincitrice delle primarie siano sempre più forti e condivise, fino a coinvolgere i vertici nazionali del partito.

La macchina elettorale, dunque, si è messa ufficialmente in moto: i partiti dovranno presentare le liste entro il 16 gennaio, 30 giorni prima del voto, mentre gli aspiranti presidenti dovranno confermare la loro discesa in campo tre giorni dopo con il deposito delle candidature. Al momento i possibili candidati sono: Ugo Cappellacci per il centrodestra; Francesca Barracciu per il centrosinistra che però proprio sul suo nome continua a perdere pezzi, emorragia iniziata con la defezione di Sel; Mauro Pili col suo il movimento autonomista Unidos; la scrittrice e vincitrice del Premio Campiello Michela Murgia a capo di “Sardegna Possibile”; Cristina Puddu per i separatisti di Meris di Doddore Meloni e Pier Franco Devias per il Fronte Indipendentista Unidu. All’appello mancano ancora il candidato grillino del Movimento 5 Stelle e, probabilmente, quello che sarà espresso dai sovranisti che si riconoscono nel Partito dei Sardi di Paolo Maninchedda e Franciscu Sedda (da Sel ai Rossomori passando per Irs di Gavino Sale e Sardigna Natzione di Bustianu Cumpostu fino all’area che gravita intorno a don Ettore Cannavera e ai “Figli della crisi” del Sulcis che proprio ieri hanno annunciato di voler correre per le regionali chiedendo di poter aprire un dialogo con i sovranisti). Per la prima volta, i sardi eleggeranno 60 consiglieri regionali, 20 in meno rispetto alle precedenti legislature. Con la legge elettorale approvata a giugno e’ stato azzerato il “listino del presidente”, cioè quella lista blindata che portava direttamente in Consiglio regionale un pacchetto di nomi legati al presidente vincitore, viene previsto il voto di preferenza ma non quello di genere, per cui non sarà obbligatorio votare un candidato donna, e proprio sulla doppia preferenza si è consumato un durissimo scontro in aula nei mesi scorsi.

Gli sbarramenti previsti per guadagnarsi il diritto al seggio sono due: le coalizioni dovranno superare la soglia del 10%, i partiti che si presenteranno da soli il 5%, mentre non e’ previsto lo sbarramento interno alle coalizioni. Per quanto riguarda le quote di premialità per la coalizione vincitrice, se raggiunge il 40% dei voti avrà diritto a 36 seggi, se restera’ nella forbice fra il 25 e il 40% a 33, mentre nessun posto in più è previsto se la coalizione vincente otterra’ meno del 25% (e a quel punto sarà di fatto impossibile o almeno molto difficile governare) o piu’ del 60% dei voti. I collegi saranno ancora otto secondo la mappa delle Province, ora abolite: Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano, Olbia-Tempio, Ogliastra, Medio Campidano, Sulcis-Iglesiente. Come accadeva in passato, i seggi saranno assegnati con quozienti pieni e resti elettorali, ma gli aspiranti onorevoli dovranno incassare molti più voti per approdare nel parlamento sardo: a Cagliari i candidati dovranno conquistare 12.355 voti di lista (nel 2009, erano sufficienti 9.609), nel Sulcis 22.801 contro 8.429, mentre nel Medio Campidano l’elezione piena scatterà con 8.275 voti (6.896 nel 2009), a Nuoro, 11.631 (9.046, quattro anni fa), in Ogliastra 9.837 (contro 7.378), in Gallura 12.058 (9.044 nel 2009), nell’Oristanese 12.058 (8.643), a Sassari 12.709 voti contro 9.879 del 2009. Nel 2009 Cagliari conquistò 24 consiglieri, con la nuova legge dovrebbe scendere a 20 pieni più 2 resti. Dovrebbe calare anche la rappresentanza di Sassari (da 15 a 12), del Sulcis-Iglesiente (da 5 a 3), del Medio Campidano (da 4 a 3), di Nuoro (da 8 a 6) e Oristano (da 7 a 6). L’Ogliastra e la Gallura confermerebbero invece gli attuali 2 e 5 seggi. Totale 59, il sessantesimo spetterà al candidato-presidente vincente, mentre quello destinato al secondo classificato sarà scalato dai seggi della coalizione che lo esprime.

 

Ultima modifica: 20 giugno 2017

In questo articolo