Andrea, finanziere trasferito a Uta per punizione: “Qui il paradiso”

La storia di Andrea Pinzuti, il finanziere trasferito in Sardegna per punizione: "Ma qui ho trovato la mia fortuna, la vostra isola è meravigliosa"



Andrea Pinzuti, 56enne, finanziere (di mare) in pensione, originario di Civitavecchia residente a Uta, gli è stata consegnata di recente dall’amministrazione comunale, una targa di riconoscimento che rievoca alcuni momenti della sua vita: il lavoro, il mare sardo, lo sport. Nella targa, infatti, si leggono alcune dediche speciali: “Grazie per essere rimasto in terra sarda” (Il sindaco di Uta, Giuseppe Pibia); “Grazie per aver tutelato il nostro mare” (Giorgio Ariu, giornalista, direttore della rivista Via Mare); “Grazie per l’amore incondizionato per lo sport” (Franco Udella, ex pugile, campione del mondo categoria mini-mosca, negli anni ‘70). Andrea Pinzuti è uno che dopo tanti anni di permanenza in terra sarda ha imparato a conoscerla, ad amarla e a costruirsi qui una vita. Il tutto grazie al suo lavoro, a tutela delle nostre coste, dove tra l’altro ha rischiato la sua vita, ma spesso ha salvato anche quella altrui, persone in difficoltà in alto mare o in un’imbarcazione alla deriva. Inizia il suo racconto con una frase riferita al suo trasferimento nell’Isola. «E a dire che qui in Sardegna ero stato mandato per “punizione”, dice Andrea con un po’ di sarcasmo». Come mai? «Durante una partita di calcio, con la rappresentativa della Guardia di finanza l’arbitro mi aveva espulso dal campo. Sugli spalti erano presenti anche i miei superiori che non gradirono la cosa e così fui trasferito in Sardegna. Prima a La Maddalena, poi a Porto Torres, nell’isola dell’Asinara e dal 1982 a Cagliari».

Da quanti anni sei in pensione? «Sono in pensione da circa due anni e da tre anni vivo a Uta. Dove mi sono subito integrato e, di recente, alcuni hanno ritenuto opportuno donarmi una targa, per ringraziarmi per quanto di buono ho fatto durante la mia attività lavorativa. Un lavoro ricco di emozioni, dove ho ammirato albe e tramonti, ma nello stesso tempo rischioso, in quanto ho avuto modo di vedere e aiutare persone in difficoltà. Qui in Sardegna comunque ho messo le radici. Mi sono subito ambientato, ho continuato a praticare il calcio (la causa del mio trasferimento) e mi sono costruito una famiglia». Andrea, poi, ci racconta qualche missione operativa di quando era radarista nella Guardia di Finanza. «Nel ’79 a La Maddalena, salvai assieme al guardacoste un turista francese, ormai rassegnato e allo stremo, alla deriva su un gommone. Nel 1983, a Cagliari, salvai un bambino di 18 mesi caduto in acqua a Su Siccu. Per non parlare poi di altre disavventure, dove me la sono vista davvero brutta, ma per fortuna son riuscito a rientrare alla base sano e salvo. Nel 1983, su un guardacoste d’altura, un’imbarcazione di venti metri, ho visto di tutto e di più: anziani pregare in mezzo al mare in burrasca, altri alla deriva dopo ore di interminabile tempesta. Mentre, nel 2008, un incendio divampò nella sala motori, durante una crociera operativa per contrastare i flussi migratori clandestini». ROBY COLLU

Ultima modifica: 22 giugno 2017

In questo articolo